RIPENSARE AD UNA STRATEGIA USA-TURCHIA PER IL MEDIO ORIENTE

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Negli ultimi anni le relazioni tra Turchia e Stati Uniti non sono state del tutto idilliache, con alcuni risvolti nella regione Medio Orientale. Sicuramente uno degli eventi più significativi e che ha inciso maggiormente sui rapporti diplomatici tra le due parti è stato il fallito golpe dell’estate 2016 in Turchia. Erdogan, dopo tale evento, ha rafforzato ulteriormente il suo potere ripulendo gli ambienti a lui vicini in quanto accusati di essere dominati da personalità a lui ostili. Inoltre, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la mancata consegna da parte di Washington di Fethullah Gulen, ritenuto ad Ankara come l’architetto del mancato colpo di Stato. Le successive tensioni che si sono riprodotte tra Ankara e Washington hanno riguardato il supporto logistico e militare statunitense alle milizie dell’YPG, viste negativamente dalla Turchia in quanto costola del PKK.

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Alla Turchia non è mai andato giù il fatto che gli Stati Uniti finanziassero i Curdi per sconfiggere l’ISIS e per ritagliarsi spazi in Siria per tenere a freno l’avanzata iraniana e tagliare così importanti corridoi, come nel nord-est siriano. Un altro motivo di frattura tra i due Paesi è stato rappresentato dall’acquisto turco del sistema missilistico di difesa russo S-400 che metterebbe in discussione la posizione di Ankara nella NATO, in cui dispone del secondo esercito più grande. E ancora, in Medio Oriente, sulla questione siriana, Ankara non è ancora riuscita a tenere a bada seriamente l’influenza della Repubblica Islamica di cui si cerca di contenere gli sviluppi del programma sul nucleare. Proprio su quest’ultimo punto, nel corso degli ultimi mesi, Trump ed Erdogan hanno avuto diversi colloqui telefonici, senza però tralasciare l’impasse della Libia, in cui Ankara sostiene il governo di Al-Serraj contro Haftar.

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Persistono ancora diffidenze da parte turca circa il supporto alle milizie dell’YPG ma forse ciò su cui i due Paesi dovrebbero lavorare maggiormente trovando una posizione comune è la stabilità dell’area mediorientale, in particolar modo sulla prevenzione della diffusione delle armi di distruzione di massa. A questo proposito l’Iran e i sui proxies sembrano essere il nemico da contrastare ma non bisogna escludere i vari gruppi terroristici che operano in Siria e alcuni attori regionali, tra cui l’Arabia Saudita, che potrebbero in futuro rafforzare la loro posizione su questo tema. Ankara e Washington devono ripensare ad una strategia geopolitica a lungo termine valevole per il Medio Oriente e che possa garantire più stabilità partendo dalla risoluzione di alcune questioni, come quella supporto ai Curdi, che più premono nelle relazioni diplomatiche.

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