OPERATION CLAW-EAGLE AND TIGER: L’AVANZATA DI ANKARA E TEHERAN NEL GOVERNO REGIONALE DEL KURDISTAN

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Storicamente, la Turchia e l’Iran hanno sempre nutrito un forte interesse verso il Governo Regionale del Kurdistan, sia per questioni territoriali sia per motivi politici ed economici. Inoltre, l’esistenza stessa di un’autonomia regionale curda in Iraq è sempre stata un motivo di dibattito con il governo centrale di Baghdad, dato che Ankara e Teheran hanno sempre considerato la minoranza curda come una minaccia alla stabilità della regione. Infatti, i due governi hanno costantemente cercato di opprimere la popolazione curda, ma sempre e solo nei loro rispettivi territori, attuando, invece, pressioni minime sui curdi iracheni e siriani. Sebbene le loro azioni passate siano state circoscritte ai propri territori, con l’inizio della guerra siriana, i due regimi hanno iniziato a nutrire maggior interesse sia in Siria che in Iraq.

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Negli ultimi mesi, i due governi hanno avanzato militarmente nel Governo Regionale del Kurdistan, attaccando villaggi e bombardando zone abitate, giustificando le proprie azioni come una questione di sicurezza nazionale. Questa analisi vuole mettere luce sulle azioni turche ed iraniane nel Kurdistan Iracheno, ponendo una particolare enfasi sulle missioni Operation Claw-Eagle and Tiger, che, oltre a destare scalpore, presuppongono una violazione del diritto internazionale, dato che agendo militarmente i due regimi hanno violato la sovranità statale irachena.

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Il Governo Regionale del Kurdistan

La popolazione curda in Iraq gode di una propria autonomia regionale ottenuta in seguito alla caduta del regime di Saddam Hussein e l’entrata in vigore della nuova costituzione irachena nel 2005. Nonostante la costituzione del governo centrale di Baghdad sia la medesima seguita da Erbil, la capitale della regione curda, i due hanno sempre mantenuto un alto livello di autonomia dal punto di vista economico, sociale, politico e miliare. L’autonomia economica ha garantito al Kurdistan un proprio regime di import ed export; l’autonomia sociale ha tutelato la cultura curda rendendo possibile, ad esempio, l’insegnamento della propria lingua; infine, l’autonomia politica e militare ha salvaguardato i partiti curdi e i confini con l’Iran e la Turchia, nonché dato la possibilità ai militari curdi, i peshmerga, di auto-organizzarsi nella lotta contro lo Stato Islamico. Malgrado il livello di autonomia ed il riconoscimento regionale da parte del governo di Baghdad, il territorio del Governo Regionale del Kurdistan rimane tutt’oggi una zona contesa con l’Iran e la Turchia, sia per motivi economici, considerando gli innumerevoli giacimenti petroliferi presenti nella regione, sia per motivi politici, dato che il territorio ospita molti esponenti dell’opposizione di Ankara e Teheran.

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Ankara e Teheran: Operation Claw-Eagle and Tiger

Sin dal 1990, le zone montuose del Qandil in Iraq sono state un campo di battaglia per la Turchia, la quale negli anni ha portato avanti numerosi attacchi aerei sul territorio mirati a distruggere le basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – un partito di opposizione al governo turco esiliato nel Governo Regionale del Kurdistan. Come ha riportato l’Istituto Curdo di Washington, questi attacchi si sono intensificati nell’ultimo periodo e mostrano come gli obbiettivi del governo di Ankara non si fermano davanti all’eliminazione di tutti gli esponenti del PKK, ma vanno oltre alle intenzioni politiche perché mirano a tenere il controllo totale della zona.

Per l’Iran, la comunità curda è sempre stata considerata come una minoranza di poca importanza, tanto che essi godono di pochi diritti e sono insediati principalmente in una sola regione al confine con l’Iraq, il Rajhelat. Oltre a vivere in un perenne stato di oppressione, Teheran ha sempre impedito loro di auto-organizzarsi, considerando i partiti di opposizione curda come dissidenti dello stato. Per questo motivo, come il PKK turco, i membri del Partito Komala e del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano sono esiliati nel Governo Regionale del Kurdistan e perennemente perseguitati da Teheran. Inoltre, la zona del Kurdistan iracheno al confine con l’Iran è provvista di numerosi giacimenti petroliferi, rendendo la zona di maggior interesse per Teheran che nutre, di conseguenza, un obbiettivo di controllo.

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Dato l’interesse nutrito dai governi di Ankara e Teheran, i due hanno recentemente concordato di condurre azioni militari congiunte tra le montagne del Qandil, le zone del Nineveh, Sinjar e Makhmur, dunque nel Governo Regionale del Kurdistan. Le missioni sono state chiamate Operation Claw-Eagle and Tiger e, oltre a violare la sovranità statale irachena e causare la morte di molti civili innocenti, hanno dato la possibilità ai due regimi di introdursi in Iraq, insediandosi in una zona larga 40 kilometri. Il Governo centrale di Baghdad ha cercato di richiamare l’attenzione della comunità internazionale, dichiarando che le due missioni “scavalcano e violano la sovranità e la stabilità dell’Iraq” e, accordandosi con i peshmerga, ha offerto al Governo Regionale del Kurdistan il massimo supporto in termini di difesa militare.

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In seguito agli attacchi aerei, che, come precedentemente sottolineato, hanno distrutto delle basi del PKK nel Qandil, Al-Jazeera ha annunciato che anche dei centri di accoglienza sono caduti nel mirino della missione Operation Claw-Eagle and Tiger, uccidendo numerosi civili e peshmerga sulla linea di difesa contro gli attacchi (anche) dello Stato Islamico. In seguito a queste innumerevoli azioni, il Ministro degli Esteri iracheno, Faith Yildiz, ha esortato l’ambasciatore turco in Iraq di “cessare il fuoco” e “ritirarsi dai territori iracheni”. Nonostante queste pressioni interne, come riporta Rudaw, non vi è stata dimostrazione di ritiro da nessuno dei due governi. Tanto che la Turchia, ha interamente svuotato e terrorizzato 12 villaggi curdi, e l’Iran continua a servirsi dell’aiuto di Kataib Hezbollah per condurre attacchi contro la popolazione curda, ma anche contro basi statunitensi e irachene nella zona.

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Il bisogno di cooperazione

In un’intervista all’Istituto Curdo di Washington, la Dr.ssa Gina Lennox, docente universitaria e direttrice della lobby curda in Australia, ha sottolineato come la popolazione curda in Medio Oriente debba cooperare e trovare un rete di governi esteri che, insieme, possa aiutare a riunire tutta la diaspora curda presente nel mondo. Considerando la situazione curda attuale, vi può essere la possibilità di una cooperazione, come ha sottolineato la Dr.ssa Lennox, ciò nonostante questo progetto non potrebbe essere portato avanti nel breve periodo. Il conflitto in Syria, il perenne stato di persecuzione in Rajhelat e Turchia per i cittadini curdi, e l’attuale stato di guerra nel Governo Regionale del Kurdistan, hanno reso la possibilità di un’unione estremamente lontana, dato che tutti i curdi, indifferentemente dal loro stato di residenza, si trovano a doversi difendere da qualche oppressione, più o meno violenta.

Le missioni Operation Claw-Eagle and Tiger sono solamente due degli innumerevoli attacchi portati avanti negli anni dalla Turchia e dall’Iran in Iraq, e dimostrano solamente in parte come la popolazione curda continui ad essere perseguitata dai regimi iraniani e turchi. Infine, la possibilità di cooperazione e unione tra il popolo curdo porterebbe portare a maggiori attacchi iraniani e turchi in Iraq, Siria, Turchia ed Iran destabilizzando ulteriormente la regione; e data la recente uscita statunitense dal territorio, e il ritiro della NATO dalla lotta allo Stato Islamico (dovuto al Covid-19) che rimane una minaccia, la popolazione si ritroverebbe a difendersi solamente con le proprie capacità.

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