TENSIONI CHE SANNO DI GUERRA FREDDA: IL RUOLO DELL’ALASKA NELLE STRATEGIE DI RUSSIA E STATI UNITI

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Nell’era di grande competizione strategica tra le potenze dell’Artico, l’Alaska è molto presente in termini di notizie e menzioni. Sembra proprio che sui cieli artici ci sia un notevole incremento di attività militare per la quale si rende categorico un interrogativo sul futuro della regione. I jet dell’aviazione statunitense sorvolano l’Alaska, riuscendo ad individuare aerei militari russi che, spesso pericolosamente si avvicinano  allo spazio aereo nordamericano all’estremo nord-ovest. Tuttavia,in piena emergenza Covid-19, l’aeronautica americana ha attivato uno squadrone di F-35 nel Pacifico e nello stesso periodo, un bombardiere Lancer B-1B ha costeggiato la penisola russa della Kamchatka. I comandanti aerei descrivono i loro sforzi come parte del modello di “impiego dinamico della forza” del Pentagono, in base al quale le forze rimangono per lo più vicine a casa e solo in determinati casi, mediante intervalli dispari ed imprevedibili si spingono in missioni lontane. Tale modello ha lo scopo di mostrare ad antagonisti e presunti tali,che le forze armate statunitensi sono ancora in grado di affrontare conflitti dentro e fuori casa. Inoltre accanto ad una potenza aerea incrementata, gli Stati Uniti inseriscono anche molto altro: comunicazione ed economia in primis; il tutto nell’ottica di una strategia “soft”.

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Il ruolo dell’Alaska: da periferia a possibile centro di interessi

L’Alaska in questo contesto ricopre un ruolo di prim’ordine nella competizione per l’Artico. Lo stato e i suoi dintorni sembrano pronti a diventare un forum per i discorsi sulla potenza e luogo deputato alle dimostrazioni di forza in funzione di uno scontro insolitamente bipolare. Complice il surriscaldamento globale,infatti,la rotta del Mare del Nord, passante per le coste russe, dovrebbe essere navigabile per sei settimane circa all’ anno entro il 2025, secondo le stime della marina. Il leggendario passaggio a nord-ovest, che costeggia le coste del Canada settentrionale e dell’Alaska, si aprirà quindi, ad intermittenza. Una nuova rotta trans-polare che potrebbe consentire alle spedizioni di transitare per il Polo Nord per un paio di settimane all’anno. Questa nuova libertà di movimento è piena di presagi economici e militari. La navigazione attraverso le acque dell’Artico ridurrebbe del 40% circa un viaggio tra l’Asia orientale e l’Europa occidentale, a seconda dei punti di origine e destinazione delle navi. I viaggi più brevi consentono di risparmiare carburante e ridurre l’usura degli scafi, oltre che un notevole risparmio di fatica per gli equipaggi. Ridurre i costi di spedizione è un vantaggio per tutti lungo la catena di approvvigionamento, dai produttori agli spedizionieri agli acquirenti.

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Russia e Stati Uniti attraverso lo stretto di Bering: molto più di un confine

In Russia sono ben chiare anche le dinamiche che potrebbero generare giovamento alla propria causa. Il vantaggio derivante dalle migliori condizioni di navigabilità nell’Artico è palese anche in relazione alla prospettiva militare. La marina militare russa trarrà sicuramente elementi positivi da una maggiore fruibilità dei mari, che permetterà anche di risparmiare tempo e carburante, anche se soltanto per poche settimane all’anno. Non c’è da stupirsi quindi,che una realtà come Mosca si stia affrettando a sfruttare la nuova normalità. Anche il riscaldamento globale quindi, favorisce un vivace sviluppo per la geopolitica che riguarda l’Alaska. La Russia entra comunque nel merito della regione in quanto Siberia e Alaska, si “guardano in faccia” attraverso lo stretto di Bering, transito occidentale dall’Oceano Pacifico all’Oceano Artico. Lo Stretto di Bering costituisce l’accesso solitario ai climi polari da ovest e quindi ha un’importanza superiore per le marine dei due paesi. Non vi è alcun passaggio sostitutivo che le flotte mercantili o navali potrebbero prendere per aggirarlo. La condizione dello stretto è decisamente insolita, anche perché vi è una superpotenza per ognuna delle due coste e questo rappresenta appunto un’eccezione nel panorama geopolitico, dove in altri scenari è difficile il palesarsi di un così chiaro antagonismo. Altra questione che accosta l’Alaska alla Russia è quella relativa all’arcipelago delle Isole Aleutine. Questo arcipelago appartiene all’Alaska, eccezion fatta per le isole del Commodoro verso la penisola della Kamchatka che appartengono alla Russia. L’arcipelago è importante dal punto di vista della navigabilità in quanto per la loro stessa posizione garantiscono alle forze statunitensi influenza diretta sul traffico nello stretto. Quindi mentre la Siberia e l’Alaska si guardano attraverso lo stretto di Bering, è probabile che la Russia e le forze dell’Alleanza Atlantica si guarderanno sempre più attraverso l’Oceano Artico nel suo insieme.

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Alaska, Siberia, Bering: prospettive di un nuovo scontro tra due poli

Una configurazione bipolare di potere è insolita nei mari semi-chiusi e rappresenta quasi una novità assoluta. Nel Mar Mediterraneo, ad esempio vi è un gioco di molteplici grandi potenze che si sono generalmente spinte per il primato. La posizione dell’Alaska, della sponda russa e dello stretto di Bering potrebbero rappresentare un precedente storico in grado di offrire uno spaccato di ciò che il futuro potrebbe riservare alla regione; inoltre la situazione “anomala” potrebbe fornire non solo delle prospettive ma anche le necessarie prese di coscienza per capire di come gestire una situazione che vede nuovamente contrapposti i due poli. Quindi, come si prepara l’Alaska? Cosa si prospetta per  i leader nazionali dei due giganti artici? La soluzione più facile da intraprendere sarebbe puntare ad una rivisitazione delle vecchie strategie che hanno caratterizzato i rapporti tra Stati Uniti e Russia durante la Guerra Fredda. Tuttavia i risvolti e le controversie che sono sufficientemente noti, in merito a quelle dinamiche, suggerirebbero di optare per nuove strade. Sicuramente la partita è tutta da giocarsi in mare, mediante il potenziamento dein tre elementi fondamentali per lo sviluppo di solide strategie: in primo luogo il commercio, uno dei motori principali di qualsiasi economia e che proprio nel mare trova uno dei suoi migliori canali; in secondo luogo le flotte mercantili e militari trasportano merci e mezzi militari attraverso gli oceani. Infine i porti, le infrastrutture utili per il carico e lo scarico delle merci, per l’approdo militare e per la presenza, anche antropica della potenza sul luogo indicato. Questi tre aspetti insiemme rappresentano gli elementi primari della potenza nel mare. Uno stato rivierasco, per ergersi a potenza artica non può fare a meno di nessuno dei tre elementi di questa catena. Dati gli ultimi avvenimenti che vedono gli Stati Uniti, oramai decisamente avviati alla corsa all’Artico mediante ogni mezzo, militare e diplomatico, e la Russia già fortemente indirizzata verso un discorso di predominio nella regione, è probabile che nel medio-lungo periodo si acuiscano le tensioni, anche se, almeno per il momento l’incremento militare e d’influenza nelle zone artiche è da considerare soltanto nell’ambito della dimostrazione di forza. È vero che entrambe le potenze stanno incrementando armi e mezzi adatti per l’Artico ma spesso, la possibilità stessa di fronteggiare un avversario armato di tutto punto è il miglior deterrente per qualsivoglia tenzone bellica.

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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