UN ANNO DI PRESIDENZA ISLANDESE DELL’ARCTIC COUNCIL

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L’Arctic Council è uno dei più importanti organi istituzionali nella governance artica. Nel biennio 2019-2021 la presidenza spetta all’Islanda che, oltre a portare avanti gli obiettivi comuni, si trova a fronteggiare le sfide poste dalla diffusione del nuovo coronavirus.

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Fin dalla dichiarazione di Ottawa del 1996 lo sviluppo sostenibile ha rappresentato il fulcro dell’operato dell’Arctic Council. Dopo il primo dei due anni di presidenza previsti dal mandato, il report rilasciato qualche settimana fa testimonia come l’Islanda abbia mantenuto lo sviluppo sostenibile al centro della propria leadership che, contestualmente, si è occupata di protezione delle popolazioni e delle comunità artiche, dell’ambiente marino artico, della promozione di soluzioni orientate alla green economy e di una più presente ed influente leadership dell’Arctic Council. La diffusione del virus ha però contribuito a ripensare le priorità. Sovraffollamento delle abitazioni, scarse condizioni igieniche di molte zone artiche e diffusa mancanza di acqua corrente, infatti, rappresentano tutti fattori che potrebbero non solo rendere più difficile il contenimento del virus, ma addirittura, provocarne un’accelerazione. Per cui la protezione delle popolazioni e delle comunità locali, di certo, per diversi mesi assorbirà molto del lavoro dell’Arctic Council. Nella gestione della protezione dell’ambiente marino la leadership islandese si è distinta per aver organizzato un side-event alla COP 25 nel Dicembre 2019, incentrato sullo studio delle conseguenze dell’acidificazione degli oceani.

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L’evento ha contribuito ad alzare il livello di attenzione e cooperazione internazionale sugli effetti chimici, biologici e socioeconomici del fenomeno. Contestualmente è stata portata avanti la promozione di biotecnologie nel settore della pesca atte a favorire l’implementazione della blue bioeconomy. Nell’ambito della promozione di soluzioni green e ad impatto ridotto i gruppi di lavoro dell’Arctic Council continuano a monitorare e valutare l’avanzamento dei lavori. Il report definitivo è atteso alla conclusione del mandato previsto per il 2021. Nell’ottica di migliorare l’azione collaborativa istituzionale artica nell’Ottobre 2019 è stato organizzato il primo incontro tra l’Arctic Council e l’Arctic Economic Council che ha fatto seguito al MOU sottoscritto nel Maggio 2019 a Rovaniemi. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti degli otto Stati Artici, della comunità commerciale, delle comunità indigene e dei vari gruppi di lavoro. L’azione sinergica dei due organi è di fondamentale importanza per l’attuazione di politiche ed investimenti mirati a soddisfare necessità comuni.

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 Le aree di collaborazione riguardano il miglioramento del trasporto marino, l’implementazione della blue economy, l’efficientamento del sistema delle telecomunicazioni, la protezione della biodiversità e la necessità di investimenti responsabili. Heiðar Guðjónsson, presidente dell’Arctic Economic Council, ci tiene a sottolineare l’importanza dell’azione sinergica: “The development of our societies and value creation in the Arctic are dependent on sustainable growth based on the scientific foundation to which the Arctic Council has contributed greatly.” In un territorio fragile, esteso ed estremamente diversificato a livello regionale, la collaborazione a livello istituzionale deve rappresentare l’input per qualsiasi azione da intraprendere. La transnazionalità dei fenomeni ambientali infatti, impone un approccio collaborativo che miri al raggiungimento di obiettivi comuni.   

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Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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