NORVEGIA: TRA IL SOSTEGNO ALLE ATTIVITÀ PETROLIFERE E I RISCHI PER L’AMBIENTE

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La Norvegia approva nuovi sgravi fiscali per le compagnie petrolifere. Il WWF va su tutte le furie denunciando le drammatiche conseguenze per l’ambiente

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Ad Oslo c’è fermento riguardo le attività legate al petrolio. Nei piani del governo norvegese, infatti c’è un deciso incremento dell’esplorazione dell’Artico, allo scopo di trovare nuovi giacimenti. Dalle parole ai fatti, dunque: l’8 giugno, il parlamento norvegese è partito con la concessione di sgravi fiscali per l’industria petrolifera. Lo scopo è incentivare il settore, con un pacchetto di misure volte al recupero post-Covid-19. La raccomandazione della commissione parlamentare per le finanze al Parlamento è stata approvata nonostante le obiezioni di ambientalisti e Ong; tra queste, anche il WWF che ha cercato di appellarsi all’immagine di “realtà ambientalista” che la Norvegia starebbe dando di sé, la quale verrebbe sicuramente messa in discussione con questo provvedimento. Tuttavia, le Ong non sbagliano nel sostenere le opinioni degli esperti, i quali ritengono che, con questi sgravi fiscali si assesterebbe un duro colpo al già provato ecosistema artico.

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Il WWF quindi, ha manifestato la propria preoccupazione, appellandosi persino, agli accordi di Parigi sul clima, denunciando che le aziende norvegesi, spesso con il benestare della classe politica, agiscono in aperta violazione degli accordi, come se questi non influissero su un settore dannoso per l’ambiente come quello dei combustibili fossili. D’altronde bisogna considerare che il prossimo incontro per un nuovo accordo sul clima è stato rinviato. La conferenza, che si sarebbe dovuta tenere a novembre a Glasgow in Scozia, è slittata al 2021, e questo potrebbe aver reso più facile alla Norvegia, intraprendere una decisione a favore delle compagnie petrolifere. Sicuramente, alle valide tesi del WWF e di altre realtà ambientaliste, si oppongono anche quelle dell’opinione pubblica norvegese, la quale sembra essere sensibile alla causa ambientalista, ma anche alle esigenze dei lavoratori del settore petrolifero, vessati finanziariamente a causa della pandemia. Per questo motivo, la decisione del  parlamento, forte di un timido consenso popolare, sembra pressoché irrevocabile.

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Il WWF teme per le specie animali, già costantemente a rischio nell’Artico, oramai interessato da un cambiamento climatico che ha fatto registrare temperature record, raggiungendo in alcune latitudini anche 38 gradi. La preoccupazione è derivata anche dal fatto che l’intraprendenza di Oslo, in corrente opposta a quanto disposto dagli accordi sul clima di Parigi, potrebbe spingere altri paesi con una forte vocazione petrolifera a fare altrettanto. I timori del WWF non sembrano arrivare tardivi, in quanto l’attenzione sui danni causati dalle attività antropiche nel Mar Glaciale Artico è attiva più che mai. Tuttavia andrebbe fatta una riflessione su quello che è il vero ruolo della Norvegia nello scacchiere geopolitico artico. Una realtà ambientalista? Un gigante petrolifero? Sicuramente Oslo si muove bene e tanto, su entrambi i fronti, mantenendo ben salda questa posizione ambivalente, che la rende, nonostante le piccole dimensioni, un interlocutore di rispetto, oltre che un solido partner commerciale.

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La Norvegia inoltre, spinge molto sull’immagine che la vede come un paese eco-sostenibile, che punta sul riciclo e sulle energie rinnovabili. Meno note sono invece le attività legate alle esplorazioni nel Mare di Barents e lo sfruttamento intensivo dei giacimenti di petrolio, che costituiscono, insieme alle attività di pesca intensiva, una delle principali voci dell’economia del paese. Proprio per questo motivo, non basta rendere una città come Oslo, totalmente priva di automobili per ritenersi un paese attento all’ambiente, perché se è vero che la Norvegia intende percorrere entrambe le strade, non potrà portare avanti molto a lungo questo atteggiamento, in quanto le due attività, più che complementari, risultano in netta contrapposizione.

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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