COVID E E-COMMERCE, IL CASO LATINOAMERICANO

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Questo picco in positivo della compravendita online, dovuto principalmente all’emergenza sanitaria che ha costretto i consumatori a cambiare i propri stili di vita, sembra star segnando un punto di non ritorno per la digitalizzazione dei Paesi emergenti.

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Quello che sorprende è come l’e-commerce sia riuscito a diventare un mercato gettonato anche nei Paesi in via di sviluppo, a cominciare da quelli dell’America Latina. Le vendite al dettaglio online nella regione, prima del lockdown, si aggiravano intorno al 5%; uno studio HBSC, guardando ai dati di oggi, prevede un aumento del 25% dei consumi digitali nei prossimi anni. Tra i Paesi che più sembreranno giovarne troviamo il Brasile, il Cile e il Messico. I dati registrati prima della pandemia nell’America Latina segnavano un divario tra gli acquisti digitali effettuati dai consumatori di età inferiore ai 15 anni della regione e quelli del Regno Unito e della Cina; in particolare, la regione latinoamericana si aggirava al 34%, contro il 74% dell’UK e il 60% del Paese asiatico. Questo divario si è ristretto notevolmente nel giro degli ultimi mesi.

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Il principale player dell’e-commerce latinoamericano è MercadoLibre (Meli), primo marketplace della regione per numero di visite e di acquisti. MercadoLibre nasce nel 1999, ha base in Argentina e solamente nel mese di maggio ha registrato un implemento di rendimento di oltre il 45%. In termini di utilizzo, di vendite e di acquisti seguono le piattaforme digitali Linio-Falabella e Amazon.

Questo picco in positivo della compravendita online, dovuto principalmente all’emergenza sanitaria che ha costretto i consumatori a cambiare i propri stili di vita, sembra star segnando un punto di non ritorno per la digitalizzazione dei Paesi emergenti. I governi devono tuttavia imparare a fronteggiare questo nuovo mercato: a oggi, le infrastrutture digitali e informatiche sono carenti e disorganizzate.

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