THE ROOM WHERE IT HAPPENED: LA VENDETTA DI JOHN BOLTON

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Un giudice federale ha stabilito che l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton può procedere con la pubblicazione del suo libro rivelazione sulla Presidenza Trump, dal titolo “The Room Where It Happened”, nonostante gli sforzi dell’amministrazione per bloccare il rilascio a causa del timore che le informazioni rivelate nel libro possano essere esposte e ledere la sicurezza nazionale.

Il libro di Bolton, che verrà pubblicato a giorni è già stato recapitato ai giornalisti e dipinge un ritratto ben poco lusinghiero delle decisioni di politica estera che il presidente Donald Trump ha preso durante il turbolento anno e mezzo in cui Bolton ha lavorato alla Casa Bianca.[1] Il tema più controverso delle memorie di Bolton è sicuramente la rivelazione che vedrebbe Trump aver richiesto aiuto alla Cina per ottenere la rielezione.

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Bolton ha descritto una conversazione tra Trump ed il presidente Cinese Xi Jinping alla riunione del G-20 del giugno 2019 a Osaka, in Giappone, in cui Trump avrebbe detto a Xi che gli agricoltori del Midwest sono stati la chiave della sua rielezione nel novembre 2020. Trump ha esortato Xi a sostenerlo politicamente acquistando prodotti agricoli americani, ed in cambio lui avrebbe promesso alla Cina degli sconti sui dazi.[2]

Tuttavia, è proprio l’impostazione della narrativa che metterebbe Trump ancora più in difficoltà. Bolton, infatti, ridicolizza la figura del presidente, raccontando alcuni aneddoti che dimostrerebbero la profonda ignoranza di Trump riguardo temi di politica estera. Per esempio, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale descrive come il Presidente si sarebbe sorpreso di apprendere che il Regno Unito fosse una potenza nucleare, e che egli avrebbe chiesto ad un suo collaboratore se la Finlandia facesse pare della Russia. [3]

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Bolton è certamente una figura controversa. Egli, infatti, ha ricevuto molte critiche dai Democratici e da altri personaggi notoriamente avversi al presidente per non aver testimoniato volontariamente durante il processo di impeachment di Trump a gennaio 2020. Bolton, prima di essere licenziato dal presidente, è stato consigliere per la sicurezza nazionale di Trump per circa 16 mesi e molte delle persone che lavoravano per lui al Consiglio di sicurezza nazionale hanno testimoniato nelle udienze per l’impeachment di Trump, affermando che Bolton fosse presente a molti degli eventi cruciali che hanno circondato le vicende inerenti alle pressioni sull’Ucraina, causa della messa in stato di accusa del presidente.

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Inoltre, nel corso degli anni, Bolton ha sostenuto molte posizioni controverse, tra cui la richiesta di interventi militari preventivi contro la Corea del Nord e l’Iran, il cambio di regime in quest’ultimo, e le sanzioni alla Russia per aver dato rifugio a Edward Snowden.

In qualità di sottosegretario al controllo degli armamenti nell’amministrazione Bush, Bolton ha anche sostenuto la convinzione, ormai screditata, che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa, che è servita come giustificazione per l’invasione statunitense. In seguito è stato ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite – un’istituzione da lui abitualmente criticata come inefficace – dove ha continuato a spingere per l’imposizione di sanzioni ai paesi accusati di possedere o sviluppare armi nucleari. [4]

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