ALTA TENSIONE AL CONFINE TRA INDIA E CINA

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Tensioni sempre più crescenti, al confine tra India e Cina, stanno creando instabilità nell’area. La disputa tra le due potenze, che da sempre è motivo di preoccupazione per i vicini Bhutan, Nepal e Pakistan, potrebbe risolversi in un conflitto armato, scuotendo così la stabilità geopolitica Asiatica.

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Le relazioni tra India e Cina hanno sempre visto i due paesi attraversare fasi alterne tra cooperazione e dispute ideologiche e geografiche: dal punto di vista geografico, i due Stati si sarebbero confrontati militarmente e diplomaticamente in più riprese riguardo la questione LAC (la linea attuale di controllo). Quest’ultima, nel caso specifico, segue uno dei confini terrestri più lunghi al mondo la catena montuosa dell’Himalaya, che delinea i territori delle due nazioni per circa 3,488 km. Tra gli ultimi eventi maggiormente significativi riguardo siffatta vertenza, è noto il drammatico confronto avvenuto nel 2017, quando le truppe di ambedue le fazioni rimasero per 73 giorni in uno stato di impasse nella regione del Docklam. A distanza di pochi anni, tale circostanza si ripresenta, aggravando le tensioni già esistenti tra le due nazioni. Difatti, durante la prima settimana di maggio 2020, circa 250 truppe indiane e cinesi si sarebbero fronteggiate senza l’utilizzo di armi da fuoco nella zona orientale di Ladakh, nei pressi dell’area settentrionale del lago Pangong Tso e della valle di Galwan, causando in totale 11 feriti.

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Dopo qualche giorno dall’accaduto, a più di 1000 km di distanza dal focolaio di Pangong Tso, nella zona nord dello stato del Sikkim, una pattuglia del PLA, l’Esercito Popolare Cinese è stato fermato dall’esercito indiano con l’accusa di sconfinamento, accusa difatti fondata poiché sorpresi in effettivo territorio indiano. Lo stato cinese, nonostante non abbia confermato sin da subito la veridicità di tali avvenimenti, non viene meno a rispondere a tale accusa affermando che i lavori volti a ottimizzare le infrastrutture sul lato indiano stessero minando la sicurezza dei confini cinesi. Le preoccupazioni di un possibile sconfinamento, ha spinto Pechino a rendere lecito lo schieramento dei propri soldati. Secondo Al Jazeera, sembrerebbe invece che la costruzione di infrastrutture pubbliche starebbero avvenendo su ambo i lati del confine. In seguito a tali circostanze, Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha precisato che “la Cina è impegnata nel salvaguardare l’integrità dei suoi territori, ma allo stesso tempo si adopera a salvaguardare la pace e la sicurezza nella zona di confine con l’India”. Tali parole sembrerebbero voler confermare una situazione di pace, ma il decisivo incremento di truppe al fronte non è conforme a tale enunciato. In aggiunta, i recenti avvenimenti che hanno coinvolto Hong Kong e le tensioni crescenti nel Mar Cinese Meridionale non lasciano ben sperare sulle reali intenzioni cinesi.

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Si rischia dunque un progressivo aumento delle tensioni che potrebbe sfociare in un conflitto localizzato. Secondo l’agenzia di stampa cinese “Xinhua”, Xi Jinping, segretario generale del partito comunista cinese, avrebbe ordinato alle truppe di prepararsi al peggio e di aumentare le esercitazioni in vista di una possibile battaglia. Lo scontro avverrebbe in un momento particolare per la comunità internazionale, difatti, a seguito della pandemia globale che ha visto la Cina nell’occhio del ciclone per aver mentito sui numeri reali e aver sottovalutato l’entità della stessa, sembrerebbe che il vecchio dragone asiatico stia cercando di trarre vantaggio dalla debolezza dei paesi confinanti, continuando così la sua ascesa come potenza egemone in Asia in maniera sempre più aggressiva. Nella sua ultima visita all’Università Jiaotong di Xi’an, Xi Jinping avrebbe affermato che la pandemia è un momento da sfruttare per espandere l’egemonia del paese e che “i maggiori progressi storici scaturiscono da maggiori disastri”. In quest’ottica, la legge sulla sicurezza di Hong Kong, i continui ostruzionismi, le incessanti esercitazioni militari nel Mar Cinese Meridionale,  ed il ridimensionamento dei confini Indiani giocherebbero un ruolo fondamentale nell’attualizzazione delle ambizioni politiche ed economiche cinesi di quello che è stato definito il sogno Asiatico della Cina  che Xi Jinping sembra perseguire devotamente.

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In questo progetto ideologico, l’India risulterebbe essere il più grande impedimento per gli interessi sinici nella zona, e da qui ne scaturirebbe l’intenzione di porre pressione militare ai confini. La nazione infatti gode dell’appoggio statunitense, maggior promotore di stabilità nel contenere le mire espansionistiche di Pechino, nonché antagonista politico in quella che è stata definita la guerra fredda del XXI secolo. L’India, inoltre, dal 2014 fa affidamento su uno dei leader più risoluti che abbia visto negli ultimi anni, il Primo Ministro nazionalista Narendra Modi, che con la sua idea di una “nuova India”, ha promesso alla nazione di riportarla alla gloria. L’obiettivo dell’India sembra quindi essere chiaro: dissuadere la Cina dalla realizzazione della sua agenda espansionistica con una strategia di deterrenza. A tal proposito, il Ministro indiano per la Difesa Rajnath Singhha ribadito che qualsiasi cosa avvenga, l’India non si tirerà indietro di fronte a questa minaccia, ma fronteggerà ogni tentativo cinese di impossessarsi della zona, riportandola al suo status quo. Conseguentemente, i lavori nella zona non verranno sospesi e né tantomeno verranno riveduti i progetti.  Con un budget militare pari a $67 miliardi stanziato per il 2020, garantire la sicurezza nazionale è una top priority del governo di Narendra Modi, che è deciso a non cedere in braccio di ferro con la Cina.

 

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