CORONAVIRUS, NON TI TEMO! L’EGITTO SCOMMETTE SUL TURISMO

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L’Agenzia Mena ha dichiarato che dal primo luglio riprenderanno i collegamenti aerei per l’Egitto. La decisione è stata annunciata dal Ministro egiziano dell’aviazione civile, Mohamed Manar, che ha assicurato che il governo, con il sostegno degli esperti, sta valutando tutte le misure necessarie da attuare per la ripresa del turismo, nel rispetto delle norme di sicurezza per la prevenzione del Covid-19. Manar ha garantito che gli aerei saranno completamente sterilizzati e disinfettati ad ogni tratta. L’uso delle mascherine sarà obbligatorio, sia per l’equipaggio che per i passeggeri. Dovranno, inoltre, essere rispettate le misure di distanziamento sociale sia all’interno degli aeroporti che nelle strutture turistiche. Il ministro del turismo, Rania al-Mashat, ha informato i media che le prime località ad aprire ai turisti saranno il Mar rosso, incluso il Sud Sinai, e le spiagge del Mediterraneo a ovest della città di Alessandria. Mentre per attrazioni, come le piramidi di Giza e il tempio Karnak, dovranno essere osservati particolari controlli ancora in fase di pianificazione.  Dall’inizio dell’emergenza coronavirus, l’Egitto ha registrato 49.219 casi, di cui al momento 13.141 guariti e 1850 decessi. Numeri, facendo riferimento ovviamente ai casi dichiarati, molto più importanti rispetto ai 1128 (di cui 50 morti) della Tunisia, o i 12.268 (di cui 799 decessi) dell’Algeria. Tuttavia, nonostante, sia uno dei Paesi più colpiti del Nordafrica, la scelta di investire nel turismo è per l’Egitto una vera e propria necessità.

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Il comparto turistico rappresenta per l’Egitto uno dei settori fondamentali del motore economico. Questo, nonostante il settore, negli anni, abbia conosciuto un andamento scostante. Dal 1995 al 2010, il turismo si è spesso scontrato con il problema del terrorismo (basta ricordare l’attentato di Luxor del 1997, o l’attentato del 2005 a Sharm El Sheik) che ha influito negativamente nei numeri dei ricavi e degli arrivi dei turisti. Il trend negativo, tuttavia, è stato temporaneo, e legato al periodo immediatamente successivo agli attentati, permettendo comunque al settore di evolversi raggiungendo il suo apice nel 2010. In quell’anno, infatti, i visitatori sono passati dai 4.648 del 2001 ai 14,7 milioni. Il settore ha incontrato un ulteriore shock nel 2011 quando, in seguito alle rivoluzioni, il Paese si è avviato ad affrontare una profonda crisi che ha portato alla fine del regime di Mubarak e all’inizio di un percorso politico, economico e militare incerto ed instabile. Anche in questo caso, il decremento è stato solo temporaneo, tornando già, nel 2012, all’arrivo di 9milioni di turisti nel 2012 e raggiungendo, nel 2019, i 13,6.

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Sulla base di questi dati incoraggianti, l’Egitto riponeva grandi aspettative nell’estate 2020, successivamente distrutte dallo scoppio della pandemia.  Per far fronte alle perdite la banca centrale ha stanziato fino a 50miliardi di sterline egiziane per sostenere tutte le ramificazioni del settore: hotel, personale, mezzi di trasporto e agenzie di viaggio. Il Paese inoltre ha ricevuto un pacchetto pari a 2,8 miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale.  Il tentativo è quello di contenere gli effetti dello shock economico causato dal covid-19 attraverso un’azione che richiede da un lato organizzazione e fermezza, dall’altro il coraggio di sfidare un nemico invisibile che non ha armi ma che fa altrettanta paura.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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