QUALE PRESIDENTE VUOLE LA CINA

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Tra 5 mesi i cittadini degli Stati Uniti d’America saranno chiamati ad eleggere il proprio Presidente, ovvero detentore unico del potere esecutivo nel paese, ancora oggi, più potente del mondo.

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Vista la conclamata strumentalizzazione di Trump della questione cinese per motivi di politica interna, ci si aspetterebbe che Pechino punti sul suo rivale, Joe Biden. Ma Trump è un opportunista, ha fatto leva sulla rabbia da disoccupazione nel paese per giustificare la guerra commerciale, ha utilizzato le proteste di Hong Kong per ricordare al mondo il poco rispetto della Cina per i diritti umani e da ultimo ha sfruttato la certa provenienza cinese del virus covid per accusare il dragone di crimini internazionali. Eppure, in concreto, Pechino mantiene un grande interesse nel disporre di un tale avversario.

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Trump, oltre ad essere genuinamente avverso alla Cina, è prima di tutto un politico divisivo, in grado di chiamare terroristi i manifestanti per i diritti delle fasce disagiate, di esporre la Bibbia durante la crisi rivolgendosi ad una precisa fattispecie di elettorato e infine, fatto forse più grave di tutti, Trump si è dimostrato completamente incapace di ascoltare i suoi consiglieri, di affidarsi a personale tecnicamente preparato per implementare le sue policies. Mattis, Tillerson, Comey, sono tre degli esponenti più illustri cacciati da Trump, rei di averlo criticato. Questa miopia danneggia l’America, la danneggia in quanto la priva della sua intellighenzia, la danneggia perché con il suo atteggiamento radicale Trump sta esacerbando tutte le contraddizioni del paese che, nel bene e nel male, è ancora il più democratico al mondo.

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Pechino se n’è resa conta, e adesso vede Trump come “utile idiota” piuttosto che come avversario.
La campagna elettorale è de facto già iniziata con la gestione del corona virus e delle proteste pro Black Lives Matter. Trump ha deciso  di surfare l’onda della divisione per essere eletto e i concorrenti dell’America punteranno proprio su di lui, come già Putin con le sue “Brigate del Web” era riuscito ad influenzare le elezioni del 2016. Per poter operare su scala mondiale le grandi potenze hanno bisogno di una forte coesione interna, sia essa condivisa o imposta dal regime, e Xi Jinping investirà tutte le risorse disponibili per indebolire il suo maggior rivale.
Un proverbio cinese recita: “auguro al mio nemico di poter vivere tempi interessanti”, e il 2020 fino ad oggi lo è stato anche troppo.

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