LA FINLANDIA ALZA LA GUARDIA

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Gli artefici di un contesto artico in rapida evoluzione non sono solo i grandi contendenti come Russia, Stati Uniti e Cina. Tra gli altri Paesi dell’area, anche la Finlandia mira a proporsi come leading actor nella politica internazionale della regione. Sviluppo infrastrutturale, promozione degli interessi delle popolazioni indigene e turismo sostenibile le priorità. Ma con un occhio di riguardo anche al potenziamento militare.

 

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Nel 2013 il governo finlandese pubblicava la Finland’s Strategy for the Arctic Region che si fonda su quattro pilastri: il riconoscimento come Stato artico, l’expertise molto avanzata, l’attenzione allo sviluppo sostenibile ed il profondo rispetto per l’ambiente, e la cooperazione internazionale. Negli anni hanno fatto seguito aggiornamenti e action plan che hanno adattato la strategia artica finlandese alle nuove necessità politiche e sociali dettate dalla rinnovata attenzione globale per la regione. L’aggiornamento delle priorità in artico del 2016, in linea con ciò che veniva dichiarato nel 2013, focalizza l’attenzione delle politiche finlandesi sugli obiettivi legati allo sviluppo della ricerca, essenziale per la costruzione di edifici a basso consumo energetico e al miglioramento delle condizioni lavorative a temperature rigide, all’aumento del turismo con un’impronta sostenibile che sia basato sulla sinergia di rispetto ambientale e delle comuntà indigene e al miglioramento infrastrutturale, tra cui i cavi delle telecomunicazioni nel nord est, il network wireless e il tunnel che collega Helsinki con Tallinn. Nell’action plan del 2017 oltre la conferma della rilevanza degli aspetti sopra citati, la politica artica finlandese viene ben inquadrata nel framework della cooperazione internazionale. Viene ribadito l’allineamento con la politica dell’Unione Europea che vede nel Consiglio Eurartico di Barents e nel Consiglio Artico forum imprescindibili di confronto internazionale. Proprio grazie alla presidenza del Consiglio Artico nel biennio 2017-2019, la Finlandia ha di certo rafforzato il suo ruolo nella governance artica.

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L’evoluzione della strategia artica finlandese espressa nei tre documenti segue un processo coerente il cui leitmotiv è la volontà di proporre la Finlandia come un attore responsabile e necessario per uno sviluppo artico sostenibile e rispettoso dei popoli indigeni. Tuttavia l’aspetto militare, che non trova ampio spazio nei documenti sopra citati, viene preso con altrettanta considerazione. Raimo Jyväsjärvi, direttore degli armamenti nazionali presso il Ministero della Difesa, sottolinea come la peculiare posizione geografica, tra Artico e Russia, impone alla Finlandia di avere un  apparato militare ben strutturato e autosufficiente. Pur essendo in sintonia con la politica artica europea e di molti Paesi europei, la Finlandia è uno dei pochi Stati europei a non far parte della Nato, motivo per cui, sostiene il direttore, deve potersi difendere. Parte del piano di miglioramento riguarda la sostituzione di sette imbarcazioni di superificie con la classe Pohjanmaa, che consiste in quattro corvette multiruolo che dovrebbero entrare in servizio prima del 2030. La nuova flotta contribuirà a migliorare le capacità di combattimento di superificie, la difesa antiaerea, le capacità sottomarine e di posizionamento di sbarramenti difensivi minati. Stando sempre alle parole del direttore, il decennio 2020 prevede un aumento della spesa militare che va dall’1.5% del PIL al 2%.

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La geopolitica artica non riguarda solamente le manovre e le mire delle grandi potenze. Il parterre di attori che ne delineano l’andamento sono molto numerosi. La Finlandia occupa un ruolo fondamentale nello sviluppo tecnologico con un’impronta sostenibile e profondamente rispettoso dei popoli indigeni, avendo oltre 18.000 individui della popolazione Saami stanziati sul proprio territorio. L’appartenenza all’Unione Europea contribuisce a rendere la politica artica nazionale allineata a quella dell’Unione, tuttavia, essendo fuori dalla Nato e in una posizione geografica fortemente decentrata e confinante con la Russia, è obbligata a dotarsi di un apparato difensivo indipendente e che non faccia assoluto affidamento su un unico alleato.  

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Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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