SINGAPORE: IL FUTURO COMPETITOR NEL MONDO DELLA ROBOTICA E DELL’INNOVAZIONE

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Singapore intraprende la strada della ricerca nei campi dell’innovazione e nella robotica, cercando di imporsi nel mercato globale.

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Quando l’economista olandese Albert Winsemius, a capo della missione ONU a Singapore negli anni 60, definì lo Stato asiatico come “una Nazione con ottime basi per un futuro sviluppo di una forte industrializzazione basata sulla grande attitudine al lavoro manifatturiero da parte della popolazione”, nemmeno lui si sarebbe aspettato risultati cosi eccezionali. Dopo essere stata inserita negli anni Novanta insieme a Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud nella lista dei Paesi di recente industrializzazione (meglio noti come “Le Quattro Tigri Asiatiche), Singapore ha sperimentato una forte e continua crescita della propria economia, specialmente nei settori del secondario e terziario. A Singapore infatti il settore secondario ricopre un ruolo importante (nel 2010 rappresentava circa il 27% del PIL) anche se con il 72% il settore terziario nell’ultimo decennio è diventato il punto chiave per il Paese.

 

Singapore è così riuscito ad instaurare ottimi rapporti di natura commerciale con diversi partner esteri, attratti dalle enormi possibilità del settore terziario del Paese asiatico: un chiaro esempio è l’accordo bilaterale con l’Unione Europea siglato a dicembre 2019. Tra Singapore e l’Unione Europea si sono infatti registrati in precedenza proficui scambi commerciali, con un valore di oltre 53 miliardi e con 51 miliardi in scambi di servizi (da non dimenticare che a Singapore hanno sede oltre diecimila aziende europee).

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Un altro vanto per Singapore è stato quello di raggiungere nel 2020 il primo posto nella classifica dell’Economic Freedom Index(indice che ogni anno analizza dieci diversi fattori economici e stila una classifica dei Paesi in base alla loro libertà economica).Tra i fattori presi in esame dall’Economic Freedom Index vi sono i dati relativi alla libertà di mercato,  alla libertà dalla corruzione, alla libertà fiscale e alla libertà finanziaria dei Paesi: questi dati hanno così attestato Singapore come lo Stato con la maggiore libertà economica, superando anche Hong Kong.La stabile crescita economica del Paese ha permesso a Singapore di attuare già all’inizio degli anni 2000 diverse strategie di diversificazione, volte a potenziare alcuni ambiti di ricerca e di sviluppo, così da incrementare le proprie capacità nel settore secondario e terziario fino ad includere quello che oggi viene definito come settore quaternario.Tale settore comprende i cosiddetti “servizi intellettuali” come la ricerca e sviluppo (R&D), la formazione, la consulenza e le tecnologie riguardanti la comunicazione e l’informazione di alto livello.Particolare attenzione è stata data al settore della ricerca e dello sviluppo nel campo della robotica: Singapore infatti ha deciso di implementare l’uso della robotica in tutti i suoi ambiti e nella vita quotidiana, proponendosi come ultimo obiettivo di divenire il primo Paese al mondo per automatizzazione.

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Obiettivo che non sembra essere irraggiungibile, basti pensare che secondo le stime, Singapore ha una media di 488 robot utilizzati ogni diecimila abitanti rispetto alla media globale che si attesta a 74 macchine ogni diecimila abitanti (solo la Corea del Sud supera Singapore per utilizzo di robot).È così che lo Stato non solo ha perfezionato l’utilizzo dei robot all’interno delle proprie industrie, ma anche in altri  campi: ad esempio sempre di più vengono creati centri di sviluppo per prototipi di auto che si possano guidare da sole oppure innovazioni per implementare la sicurezza dei cittadini. Un caso che nell’ultimo periodo ha fatto il giro del mondo è il video di uno dei primi prototipi di “cani da controllo”, rilasciati all’interno di alcuni parchi per controllare che i cittadini rispettassero le misure di distanza, istituite per la prevenzione all’emergenza Covid19.Ma la scelta di investire in modo continuo e cospicuo nella robotica è frutto di due campanelli d’allarme che provengono da alcuni indicatori demografici: per Singapore infatti le preoccupazioni giungono dai valori dell’indice della struttura della popolazione attiva e dall’indice di natalità.Per quanto riguarda il primo dato, Singapore possiede quasi il 14% di adulti con un’età superiore ai 65 anni mentre il tasso di natalità del Paese è il 197esimo al mondo.Questi due fattori hanno creato preoccupazione nella Nazione, tanto che Singapore secondo alcuni esperti, rischia di finire in quella che viene chiamata “population time bomb”: tale processo provoca in uno Stato un lento sviluppo economico, causato da un gap che si crea per la difficoltà di rimpiazzare la classe lavoratrice più anziana, portando ad una minore produttività (caso comune anche con altri Stati asiatici quali Corea del Sud e Giappone).Se aggiungiamo a questo che i lavoratori singaporiani sarebbero più propensi a svolgere lavori nei settori specializzati (i PMET: Professionals, Managers, Executives and Technicians) mentre sarebbero più restii al lavoro manuale e a quello da svolgere nelle industrie manifatturiere, Singapore si è trovata di fronte alla decisione di investire sempre di più nella ricerca e nello sviluppo di macchine che rendano la più automatizzata.

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Come primo investimento, Singapore ha quindi puntato sull’Intelligenza Artificiale e nel 2006 ha creato la National Research Foundation (NRF) con l’intento di sviluppare strategie nel campo della ricerca e della tecnologia. La prima di queste strategie è stata quella di formare una partnership con il Massachussets Institute of Technology (MIT) per la creazione di un centro di ricerca in campo tecnologico (lo SMART). Così facendo, negli ultimi 15 anni, Singapore è diventato un vero e proprio hub per lo sviluppo di nuove tecnologie, dando vita anche ad un programma per la Robotica Nazionale (NRP), con un investimento di oltre 450 milioni di dollari, per poi sviluppare sempre di più il Research Innovation and Enterprise. Il RIE è un piano istituito nel 1995 tramite un fondo di due miliardi di dollari per incrementare lo sviluppo della ricerca robotica e tecnologica, in modo da implementare la robotica in tutti i settori commerciali e nei servizi del Paese: dall’utilizzo di robot all’interno di industrie meccaniche e siderurgiche, all’utilizzo in campo medico e biochimico, fino ad arrivare al settore IT e all’educazione. Relativo al settore educativo, ci basta pensare che quasi tutte le aule delle scuole a Singapore sono dotate dei mezzi più sofisticati, volti ad incrementare la produttività nell’apprendimento per gli studenti (computer, lavagne elettroniche e programmi specializzati nel campo dello sviluppo e della robotica ai quali possono partecipare gli studenti tramite laboratori). Oggi il RIE, rispetto ai due miliardi del 1995, vanta un investimento di 19 miliardi di dollari, con l’obiettivo di velocizzare ancora di più il processo di ricerca di Singapore, arrivando un giorno a superare anche la Corea del Sud nel campo della robotica e dell’automatizzazione.

 

Per Singapore quindi la sfida continua: se da una parte il Paese possiede un altissimo potenziale di successo nell’implementare la robotica a livello nazionale, dall’altra parte l’obiettivo ultimo di Singapore sarà quello non solo di diventare lo Stato più automatizzato, ma soprattutto quello di attestarsi come maggiore esportatore delle proprie tecnologie e innovazioni robotiche.

Ciò non sarà semplice dovendosi scontrare contro i maggiori competitor del settore (Corea del Sud e Giappone) ma,  nonostante questi obiettivi richiedano ancora tempo, quel che è certo è che Singapore nei prossimi anni può ambire a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel mercato globale della robotica e dell’automatizzazione.

 

 

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