IL 5G IN EUROPA: UNA STRATEGIA PER LA SICUREZZA

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Prosegue il dibattito europeo sul 5G, tra le seduzioni dei giganti cinesi e le pressioni economiche d’oltreoceano. Riuscirà l’Europa a mettere in campo una strategia vincente?

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I timori legati al 5G

Anche durante l’emergenza sanitaria da COVID-19 il dibattito europeo sulla tecnologia 5G rimane un tema caldo. Durante gli ultimi mesi si sono infatti diffuse, soprattutto sui social, una serie di fake news che legherebbero in qualche modo la diffusione del virus all’attività di questa nuova tecnologia di connessione mobile. Si sono inoltre verificati in tutta Europa episodi di vandalismo a danno di antenne o altre infrastrutture 5G. Le istituzioni e le autorità competenti hanno prontamente ribadito l’infondatezza di questi timori, rassicurando i cittadini. Eppure le paure relative agli effetti del 5G sul territorio europeo permangono e non si limitano ai soli rischi per la salute.

Di fatto, gran parte delle strutture a supporto della tecnologia 5G faranno riferimento al gigante cinese Huawei, società leader nel settore, che ancora oggi soffre a livello reputazionale il suo legame con il Governo cinese. I timori sulla gestione dei dati non si riferiscono all’azienda in sé – che non è autorizzata ad accedervi direttamente – ma piuttosto all’opacità del sistema cinese e l’ingombrante presenza del suo Governo, che esercita un controllo de facto su tutti i settori e le risorse ad essi collegati.

La richiesta di un approccio basato sull’idea del “security first” arriva anche da oltreoceano, dove la presenza cinese in Europa assume significati ben più complessi. Negli anni non sono infatti mancati attacchi da parte degli USA circa l’affidabilità e la trasparenza di Huawei e ZTE. L’ipotesi di tale collaborazione appare particolarmente indigesta al Governo americano, che già nel 2018 aveva esercitato pressioni economiche sulla Germania per scongiurare eventuali future relazioni con le due società cinesi. 

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Una strategia per la sicurezza

Tra i due fuochi statunitense e cinese il 5G europeo rappresenta un elemento cruciale nella definizione di equilibri geopolitici internazionali. Eppure, la necessità di accedere a tali tecnologie non può prescindere la garanzia di sicurezza degli Stati Membri. Sul tema, la posizione dell’Unione Europea è chiara. Come ha ricordato Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Europe Fit for the Digital Age, il 5G può garantire l’accesso a farmaci personalizzati, agricoltura di precisione e reti energetiche integrabili a tutti i tipi di energie rinnovabili, ma tali cambiamenti digitali vanno gestiti nella tutela assoluta dei cittadini europei.

Pertanto la Commissione Europea ha varato un pacchetto di strumenti comune, noto come Toolbox, adottato attraverso il gruppo di cooperazione NIS. Tale pacchetto prevede una serie di misure strategiche e tecniche che mirano all’attenuazione dei rischi di cyber-sicurezza e si basa sulle valutazioni fornite dagli Stati in merito a rischi e vulnerabilità individuate a livello nazionale. In particolare, il pacchetto punta a rafforzare i requisiti di sicurezza, a valutare i profili di rischio dei fornitori ed applicarvi restrizioni qualora tali fornitori venissero considerati ad alto rischio. Gli Stati Membri avrebbero dovuto attuare il pacchetto entro il 30 aprile 2020, ma a causa della emergenza sanitaria la Commissione ha deciso di posticipare le scadenze legate alla sua implementazione. Resta invece immutata l’Agenda per il 2021, che prevede un’accelerazione degli investimenti in materia di connettività, facilitata anche da un Action Plan su 5G e 6G e un nuovo Policy Programme sulla Banda Radio.

A tal proposito, la Commissione si è impegnata a sostenere con ogni mezzo a sua disposizione la tutela della cyber-sicurezza del 5G, mentre il gruppo di cooperazione NIS supporterà gli Stati nell’attuazione delle misure contenute nel pacchetto e nella stesura della relativa relazione congiunta, da presentare entro il 30 giugno 2020.

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Prossimi passi verso il 5G

Le nuove priorità derivanti dall’emergenza sanitaria COVID-19 hanno reso necessario riorganizzare l’agenda europea. Eppure negli ultimi mesi le esperienze legate alla pandemia hanno evidenziato come, a volte, la gestione di alcune contingenze richieda di mettere da parte le strategie puramente economiche, per garantire la tutela della sicurezza. Di fatto, il pensiero che il progetto europeo per il digitale debba basarsi su reti e infrastrutture di società straniere continua a non piacere a molti.

Per tale ragione la Commissione ha inserito il tema della sicurezza informatica tra le priorità della prossima programmazione finanziaria 2021-2027. In particolare nel nuovo Digital Europe Programme (DEP) è stato proposto di destinare €2 miliardi per l’ottimizzazione della sicurezza informatica, il rafforzamento delle reti e dei sistemi informatici e il supporto dell’adozione di tecnologie digitali avanzate per industria e PMI.

Ma in tema di cyber-sicurezza l’Europa non guarda solo al privato. Per tutelare le infrastrutture critiche europee è stata proposta una nuova iniziativa che prevede l’utilizzo dell’internet quantistica: è la Infrastruttura di Comunicazione Quantistica (QCI) attraverso la quale sarà possibile collegare tutte le capitali europee consentendo ai dati sensibili – finanziari, sanitari, governativi, etc. – di viaggiare in totale sicurezza.

Attraverso un set di norme e strumenti sia di politica estera che di sicurezza comune, l’Europa si conferma una tra le aree più avanzate al mondo nel tema della protezione digitale e contrasto alla cyber criminalità, puntando a riaffermare in ambito internazionale la promozione di comportamenti responsabili e la lotta ai conflitti digitali. Sebbene il tema della sicurezza, anche in ambito digitale, resti di competenza degli Stati Membri, lo sviluppo di un progetto comune mette in luce la forte volontà di promuovere una strategia congiunta e coordinata a livello comunitario. Di fatto, un approccio coeso rappresenta l’unica strada percorribile per evitare di restare indietro in questa partita cruciale.

 

 

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