ANCHE IL MAROCCO LANCIA UN APP PER IL CORONAVIRUS

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Wiqaytna, “la nostra protezione”, sarà il nome dell’applicazione per il monitoraggio dei contatti per combattere la diffusione del Covid-19. L’applicazione, che sarà su base volontaria, è stata annunciata dal ministero della Salute. Il funzionamento sarà molto simile all’app Immuni, che nel frattempo è già stata avviata in alcune regioni italiane, e si servirà dell’invio di una notifica all’utente in caso di vicinanza prolungata con un altro utente positivo al Covid-19. In questo moto, oltre a ridurre la possibilità di contagio, permetterà al Ministero della salute di effettuare una “valutazione del rischio di esposizione” e, se necessario, poter risalire ai soggetti a rischio.

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Da quando è iniziata l’emergenza il Marocco ha registrato 7.922 casi, di cui 6.866 guariti e 206 decessi. I tamponi effettuati sarebbero comunque 208.000 circa, su 36milioni abitanti, un numero che non permette forse di comprendere in pieno la reale situazione nel Paese.Durante il lockdown il Paese ha subito un forte impatto economico.

 Il Ministro dell’economia, Mohamed Benchaaboun, ha diffuso, attraverso la tv nazionale, i dati dei primi quattro mesi del 2020.  Le esportazioni hanno subito un calo del 61,5%, mentre le importazioni del 37,6%. A questo rallentamento si aggiunge anche il blocco che ha subito l’intero comparto turistico, uno dei settori chiave dell’economia marocchina, le cui entrate sono diminuite del 60% (con riferimento ai dati dell’anno scorso nello stesso periodo).

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A questi elementi si aggiungono i dati riguardanti le rimesse dei marocchini residenti all’estero che hanno subito una riduzione del 30%.I numeri riflettono quindi una situazione abbastanza critica, nonostante il tentativo del Marocco di prevenire il collasso economico. Già all’inizio di marzo, infatti, era stato istituito il “Fondo Covid-19” che aveva raccolto più di 3miliardi di euro di donazioni da parte di enti pubblici, privati e dallo stesso re Mohammed VI, con l’obiettivo di sostenere l’imprenditoria. Inoltre erano state adottate anche misure di sostegno per i lavoratori dipendenti attraverso l’erogazione di una somma pari al 75% del loro salario. 

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È chiaro, tuttavia, che le misure adottate, possono solo contenere l’impatto negativo del coronavirus ma non evitare gli effetti di quello che si presenta come uno shock simmetrico che sta interessando l’intera comunità internazionale. Al di là delle misure economiche nazionali, infatti, è indispensabile un’azione congiunta che richiede l’impegno non solo delle istituzioni ma anche dei cittadini e della popolazione mondiale.

Per questo motivo, l’uso di strumenti innovativi come le app per smartphone, sulla scia del modello coereano, potrebbero rivelarsi un importante supporto per le autorità. Il monitoraggio dei contatti potrebbe permettere il tracciamento dei soggetti a rischio e, allo stesso tempo, evitare il ripetersi di una situazione di crisi simmetrica conseguente al blocco del sistema economico.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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