LE SANZIONI STATUNITENSI NON FERMANO L’ESPANSIONISMO IRANIANO

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L’aiuto iraniano fornito al Venezuela rappresenta l’ultima provocazione da parte della Repubblica Islamica e rende evidente l’inefficacia della strategia di massima pressione esercitata da Trump.

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La Repubblica Islamica di Iran arriva in soccorso del Venezuela con l’invio di cinque petroliere. Il Paese sudamericano, paradossalmente, detiene le più grandi riserve di petrolio al mondo, ma, a causa di una cattiva gestione, della corruzione e di politiche fallimentari, l’industria petrolifera è al collasso. Attraversato da una profonda crisi economica, lo scoppio della pandemia ha esacerbato i suoi punti critici, tra cui la mancanza di carburante.  
L’aiuto iraniano rappresenta una violazione dell’embargo statunitense, imposto sul Venezuela nel tentativo di isolare il Paese a livello internazionale e rimuovere dal potere Nicolas Maduro, quest’ultimo accusato di violazione dei diritti umani e usurpazione del potere.

Il Presidente Maduro ha definito le petroliere iraniane un simbolo di coraggio e libertà contro l’imperialismo americano. Il simbolo di “due popoli pacifisti e pacifici, che vogliono il proprio sviluppo”. Le relazioni tra i due paesi risalgono al 1999, anno dell’arrivo al potere di Chávez, e si sono rafforzate nel corso degli anni, in particolare, sotto la presidenza dell’iraniano Ahmadinejad. Nonostante alcune profonde differenze, (uno è un regime islamico, l’altro socialista) i due stati presentano degli elementi comuni. Entrambi sono due stati paria, entrambi sono stati rivoluzionari e si ergono a difensori dei popoli oppressi e dell’imperialismo americano. Ed entrambi gli Stati sono oggetto di forti sanzioni economiche da parte USA.

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L’invio delle petroliere iraniane, probabilmente, non risolverà la grave crisi in cui riversa il Venezuela, ma lancia un chiaro messaggio di sfida al rivale americano: l’Iran riesce ad estendere la sua area di influenza, nonostante le dure sanzioni economiche e la difficile situazione interna, a causa del coronavirus. È quella che si potrebbe definire una strategia di soft balancing contro gli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di espandere le alleanze, trovare nuovi alleati che comprano le risorse iraniane, in modo da allentare la pressione derivata dalle stringenti sanzioni economiche statunitensi.

L’Iran costituisce una priorità nell’agenda americana, poiché considerato elemento di disturbo per la stabilità regionale e un ostacolo per gli interessi USA nell’area mediorientale.   La cooperazione Iran-Venezuela è stata prontamente criticata dall’amministrazione Trump, tuttavia, resta da vedere se e in che modo gli Stati Uniti risponderanno all’ultima provocazione di Teheran.

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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