L’UCRAINA E IL COVID-19

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Se il coronavirus ha fatto venire alla luce le debolezze del sistema Ucraino, la mobilitazione dei cittadini volta a fornire aiuto al soccorso locale potrebbe mostrare che il paese ha voglia di cambiamento.

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Ogni crisi rappresenta l’occasione di fare i conti con la realtà. Il coronavirus ha mostrato le vulnerabilità e le caratteristiche del sistema Ucraino: l’inefficienza delle agenzie statali e la loro dipendenza dagli oligarchi locali; la mobilitazione sociale volta al riempimento del vuoto lasciato da un decadente sistema sanitario pubblico.Le agenzie statali sono inefficienti: nonostante lo stanziamento di 2,5 milioni di dollari, il Paese non ha strumenti in grado di stimare la grandezza della crisi epidemica.

Al momento, non esiste ancora un sistema elettronico per la registrazione delle morti da COVID-19: la collezione di dati riguardanti la mortalità nel paese è estremamente arretrato, praticamente essi vengono aggiornati una volta all’anno, dunque statistiche sulla mortalità di questi mesi potrebbero apparire molto tempo dopo la morte effettiva delle persone. Di conseguenza, il governo e i principali rappresentati del sistema pubblico non sono in grado di prendere decisioni informate. È cosi che l’Ucraina ad oggi è lo Stato Europeo ad avere somministrato il minor numero di test.

La seconda tendenza messa in atto dalla crisi è espressa dalla richiesta di Zelenskyy rivolta ai magnati locali di salvare il paese: “le imprese dovrebbero essere responsabili durante tempi difficili. (…) E io insisto che voi aiutiate”. L’Ucraina è uno dei Paesi più poveri d’Europa con un degradato sistema sanitario che se duramente sfidato dal COVID-19 giungerebbe facilmente al collasso. Si stima che gli oligarchi Ucraini abbiano donato milioni di dollari investiti nell’acquisto di materiale sanitario. Chiaramente, questa decisione mette a rischio le riforme anti-corruzione a cui il paese dovrebbe star mirando. Effettivamente, alcuni di loro devono miliardi allo Stato. Questo non lascia dubbi sulla presenza in Ucraina di un forte legame tra interessi economici e politici e sull’esistenza di un sistema in cui le risorse pubbliche vengono dirottate a beneficio dei gruppi finanziari/industriali e a discapito di investimenti sociali, che si traducono ad esempio in un degradato sistema sanitario pubblico. Questa è l’essenza del capitalismo oligarchico russo: potere e proprietà sono interconnessi, chi ha il potere, possiede anche la proprietà e diritti su di essa. In tal senso la proprietà non è pienamente privata.

 

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La terza tendenza che la crisi pandemica ha esposto è appunto quella della mobilitazione sociale che ha visto imprese locali collaborare tra loro al fine di sostenere i più deboli distribuendo cibo e materiale medico, supportando personale sanitario e persone anziane o con disabilità. Un’interessante fenomeno di public-private partnership si è creato dalla cooperazione di queste imprese con non-profit locali, autorità municipali. Ad Odessa, un gruppo volontario chiamato Monsters Corporation sta fornendo il suo aiuto e il suo capo riferisce sulla situazione attraverso la pagina Facebook dedicata, impegnandosi dunque a garantire la trasparenza. Un’altra iniziativa di raccolta fondi emersa a-hoc è Solidarnist, la quale anch’essa usa Facebook come piattaforma di garanzia di trasparenza.

Questa mobilitazione, se propriamente sfruttata dallo Stato, potrebbe portare a trasformazioni permanenti in Ucraina rendendo il paese più resiliente alle crisi in generale. Il coronavirus sta catalizzando nuove forme di attivismo civico ed è affascinante osservare che nonostante il governo imponga forzatamente restrizioni allo spazio civile, nuove forme di mobilitazione sono sorte. L’Ucraina è abituata alle crisi: la guerra con la Russia che è ormai al suo sesto anno, la lotta contro l’inefficienza governativa e ora il COVID-19. Quest’ultima crisi ha visto lo sforzo della società civile di ovviare alla mancanza dello Stato. Se propriamente sfruttato, questo rinnovato entusiasmo potrebbe accelerare il processo di riforma e modernizzazione della governance e di empowerment dei suoi cittadini.

Chiedendo aiuto agli oligarchi Zelenskyy si è esposto al rischio che qualsiasi tentativo di futura riforma debba passare attraverso questi gruppi, i quali potrebbero voler far pagare il prezzo del favore concesso. Anziché invocare il loro aiuto “perché in tempi difficili, le imprese dovrebbero essere responsabili di fronte al loro paese”, Zelenskyy avrebbe dovuto assumersi lui stesso le responsabilità di un sistema sanitario decadente e cooperare con quegli attori i quali potrebbero effettivamente condurre a cambiamenti sociali: le piccole-medie imprese, i volontari e i sindaci che hanno abilmente mobilitato la società civile. Essi dovrebbero essere messi in contatto tra loro attraverso una rete di comunicazione e scambio di informazioni che attraversi l’intero paese e che salga fino alle agenzie nazionali al fine di pianificare assieme una risposta coerente ed informata alla crisi pandemica. In questo modo si favorirebbe un’ottica decentralizzatrice che è reputata necessaria nel processo di riforma del paese verso un sistema più democratico e che sia in grado di assicurare la distribuzione di servizi sociali mantenendo un livello di corruzione basso.

Contribuendo al soccorso pubblico, i cittadini stanno sperimentando cosa vorrebbe dire un servizio pubblico di qualità e comprendono che le loro azioni possono avere un impatto, sfuggendo cosi all’eredità sovietica di paternalismo. Sforzandosi a garantire la trasparenza delle raccolte fondi da loro promosse imparano la responsabilizzazione delle azioni compiute. Sarebbe un’opportunità mancata se lo Stato non capitalizzasse su questo attivismo per promuovere un cambiamento sociale.

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