LA GIORDANIA ALZA LA VOCE CONTRO LE INTENZIONI DI ISRAELE

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L’intenzione d’Israele di inglobare alcuni insediamenti israeliani nella Cisgiordania è sempre più reale, dopo che il nuovo governo Netanyahu-Gantz ha fissato in data 1° luglio il voto del Knesset per la procedura unilaterale di annessione. La reazione della Giordania, per voce del Re Abdullah, non si è fatta attendere: i giordani sembrano pronti a qualsiasi opzione.

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Il nuovo governo targato Netanyahu-Gantz ha giurato al Knesset. Conta ben 36 ministri, cui vanno aggiunti ovviamente i vari sottosegretari.

La squadra di governo, frutto di un lungo e complicato compromesso, sembra essere piuttosto omogeneariguardo un argomento in particolare: l’annessione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Promessa elettorale che il Primo ministro, Netanyahu, ha intenzione di rispettare e che Gantz, già Capo maggiore di Stato delle forze armate e oggi Vice Primo Ministro e Ministro della Difesa, non ha alcuna intenzione di ostacolare.

Il Knesset sarà chiamato al voto circa la futura annessione dei territori (ovvero, l’estensione del diritto e della sovranità israeliana sugli insediamenti nella West Bank) il prossimo 1° luglio. Non è ancora chiaro con quali modalità il governo procederà e con quali criteri sceglierà gli insediamenti (128 in totale) da annettere. Ma la volontà esplicita c’è. Al punto tale da aver scatenato la reazione – ancora contenuta – della vicina Giordania.

In una intervista al giornale tedesco Der Spiegel e alla domanda circa gli sviluppi recenti del conflitto israelo-palestinese, il Re Abdullah ha fatto sapere che la Giordania “sta considerando tutte le opzioni”. Una posizione che certamente fa ben vedere a che livello di tensione si è giunti.

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Nelle ultime decadi, la Giordania ha mantenuto relazioni pacifiche con Israele, anche per via delle sue relazioni con Washington, e ciò nonostante le tensioni politiche interne: nel Regno giordano risiedono infatti 2 milioni di palestinesi, il cui 18% (370.000 rifugiati) vive disseminato in 10 campi profughi . Probabilmente il cambio di tono è dovuto proprio a questa crescente tensione interna e, ovviamente, alle varie situazioni di confine, dalla Siria, al Libano, fino all’Iraq ed anche all’Iran.

È possibile che tali tensioni porteranno la Giordania ad una scelta militare? Con gli Stati Uniti addirittura promotori del Piano d’annessione, è un po’ difficile credere che Israele si lascerà intimorire dalla flebile voce giordana. Sia a livello regionale, che a livello internazionale, Amman sembra molto isolata: con il Libano e la Siria a pezzi e l’Iran fuori dai giochi, scatenare un nuovo conflitto armato si rivelerebbe fallimentare. Il mondo arabo è frammentato al suo interno, nonostante l’urgente strillo di tromba della Lega Araba, riunitasi il 30 aprile, il cui risultato finale è stato il ribadimento della sola legittima soluzione dei due Stati.

Una risposta internazionale contro le manie d’Israele sarà comunque troppo blanda se Russia, Cina e Stati Uniti si terranno fuori dai giochi – come effettivamente avverrà.

 

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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