ELEZIONI IN BURUNDI, TRA SOSPETTI E VOLONTÀ DI CAMBIAMENTO

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||” hover_enabled=”0″]

Malgrado la pandemia di coronavirus stia imperversando anche in Africa, il Burundi ha comunque deciso di tenere le sue elezioni, previste per il prossimo 20 maggio. In tutto il continente, infatti, le autorità centrali hanno ritenuto maggiormente prudente posticipare la chiamata alle urne.

[/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”]

[/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||” hover_enabled=”0″]

Il caso macroscopico riguarda l’Etiopia, le cui elezioni avrebbero dovuto essere la prima grande prova per il leader Abyi Ahmed, e che da maggio, sono state prima rinviate al mese di agosto e poi, allo scoppiare dell’emergenza sanitaria, rinviate a data da destinarsi. Ma il Burundi, dopo la durissima crisi politica nata al seguito della candidatura del Presidente Nkurunziza per un terzo mandato, nel 2015, non poteva rimandare l’appuntamento elettorale, pena la definitiva disgregazione di un tessuto sociale già fragile.

Gli ultimi anni di governo del Presidente, infatti, sono stati caratterizzati da continue e pesanti violazioni dei diritti umani, che hanno generato migliaia di rifugiati. Per questo il Paese è impaziente di voltare pagina, stante anche la decisione- invero inattesa- di Nkurunziza di non ricandidarsi, nonostante abbia personalmente emendato la Costituzione rimuovendo il limite ai mandati presidenziali. La decisione di ritirarsi dalla vita politica, così come la modifica alla Carta fondamentale, potrebbero essere state generate dalle pressioni del gruppo di ribelli Hutu, che a gennaio ha scelto il proprio nuovo leader, il Generale Évariste Ndayishimiye, visto già come l’erede designato, e grande favorito alle elezioni di mercoledì.

[/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”]
[/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||” hover_enabled=”0″]

Benché il rispetto dell’espressione della volontà popolare sia sempre un’ottima notizia, in questo momento, probabilmente il Burundi avrebbe fatto meglio a rimandare. Le autorità sanitarie internazionali guardano con preoccupazione al Paese, che finora si è dichiarato “protetto dalla volontà di Dio”, e che conta solo 42 casi ed un decesso. Dopo l’espulsione degli osservatori del WHO, all’inizio del mese corrente, c’è il sospetto che le autorità governative stiano nascondendo il numero reale degli infetti e dei morti, visto anche un aumento dei decessi attribuiti a polmonite. La scelta sarebbe infatti dettata dalla volontà di mantenere la calma nella popolazione, che al momento non è stata sottoposta ad alcuna misura di contenimento, al fine di non saltare l’appuntamento elettorale.

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from AFRICA