L’ECONOMIA MAROCCHINA RISCHIA IL COLLASSO A CAUSA DEL CORONAVIRUS

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||” hover_enabled=”0″]

Il Ministro del lavoro ha dichiarato che sono 134mila le aziende costrette a chiudere per l’emergenza coronavirus e oltre 900mila i dipendenti rimasti senza lavoro. I dati evidenziati sono stati forniti dall’Istituto di previdenza che ha messo il proprio sito a disposizione dei cittadini.

Il Marocco, in realtà, aveva cercato di intervenire giocando d’anticipo. A marzo era stato istituito il “Fondo Covid-19” che, già all’inizio di aprile, aveva raccolto più di 3miliardi di euro di donazioni da parte di enti pubblici, privati e dallo stesso re Mohammed VI. L’obiettivo era proprio quello di sostenere l’imprenditoria del Paese. Inoltre sono stati attivati sistemi di erogazione da parte degli istituti di credito e, fino a giugno, sono state prorogate tutte le scadenze. Oltre al sostegno per l’imprenditoria il Marocco aveva già previsto l’erogazione per i lavoratori dipendenti di una somma pari al 75% del salario minimo, circa 2mila dirham al mese (corrispondenti a 190 euro). Il sistema di sostegno attuato dal Paese inoltre si è presentato particolarmente innovativo. Tutti i cittadini, infatti, beneficiari dell’assistenza medica, hanno avuto l’opportunità di utilizzare un semplice sistema di identificazione tramite SMS per ottenere un sussidio mensile di almeno 1.200 dirham.

Nonostante, quindi, il tentativo di prevenire le conseguenze del Covid-19 il Marocco si trova adesso di fronte ad una pesante crisi economica. Ad aggravare la situazione, la crisi del comparto turistico.

Il Consiglio nazionale marocchino del turismo ha già annunciato che è previsto un calo dell’affluenza dei turisti pari al 98%. Questo causerà una forte crisi delle strutture come gli hotel, per cui è prevista una perdita pari a 11,6 milioni di pernottamenti nei prossimi 3 mesi (ossia -80%). In termini economici potrebbe significare 13 miliardi di dirham in meno (1,3 miliardi di euro) per gli alberghi, e una perdita complessiva di 50 miliardi di dirham (4 miliardi di euro) per l’intero settore turistico.

Tuttavia nonostante i numeri scoraggianti, il Marocco continua ad essere leader di diverse operazioni come l’Africa Task Force for Novel Coronavirus (AFCOR) che si pone l’obiettivo di supervisionare la gestione dei Paesi africani dell’emergenza promuovendo una maggiore cooperazione tra gli stessi.

L’esigenza di un intervento congiunto è stata evidenziata anche dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa (ECA). In un report pubblicato dall’ECA, infatti, sono state elencate alcune misure necessarie per ridurre l’impatto dell’emergenza sull’economia africana che richiedono, per la loro attuazione, un’azione sinergica di tutta la regione. Soluzione sollecitata anche dalla Banca mondiale che ha previsto una perdita pari al 5,1%.

Di fronte a questa crisi torna quindi in auge il tema della cooperazione internazionale. La crisi economica causata dal Coronavirus sta generando uno shock sistemico simmetrico che richiede un’azione collettiva. Una risposta comune appare quindi fondamentale, non solo per sconfiggere la pandemia, ma anche, e soprattutto, per evitare il collasso economico. Mai come in questo momento il “Tutti per uno, uno per tutti” di Alexandre Dumas si presenta come l’unica strada percorribile.

 

 

 

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

Latest from DAILY