I MALUMORI DELLA RUSSIA IN SIRIA SONO ORMAI EVIDENTI

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Mentre a Idlib la situazione non accenna a migliorare e Israele conduce gli ennesimi raid strategici, questa volta colpendo depositi di armi di milizie filo-iraniane nella Siria settentrionale e orientale (Zona settentrionale di Aleppo e Mayadin, lungo l’Eufrate), si registrano ulteriori malumori russi rispetto alla situazione nel Paese.

Precisamente questi vengono riportati su alcuni think tank di Mosca e sono relativi al fatto che Assad continua a non essere d’accordo sul processo politico da avviare con le opposizioni in esilio all’estero. Inoltre il cugino di Assad, R. Makhlouf, legato al Cremlino per affari, ha accusato il presidente siriano di corruzione. Sono elementi che Mosca inizia a non digerire più.

Secondo alcuni dibattiti nazionali, addirittura si sta ragionando su un possibile avvicendamento politico a Damasco, in quanto il regime si sta dimostrando poco capace di sbrogliare il nodo di Idlib e di avviare un efficace tentativo di ricostruzione del Paese. La Russia si rende anche conto che Assad al potere difficilmente potrà sedare i malcontenti interni tra le varie etnie.

L’insofferenza russa deriva anche dal modo in cui il regime siriano sta gestendo l’emergenza COVI-19, in quanto gli apparati nazionali si dimostrano sempre più bisognosi del supporto di Mosca. Ma c’è un altro motivo che giustifica il malcontento russo nel Paese: la Cina ha venduto a Damasco dei propri radar che sono stati consegnati in dotazione alla difesa aerea siriana. Gli stessi hanno trovato il loro impiego contro gli ultimi attacchi israeliani.

Tra l’altro sono state diffuse notizie, tramite fonti cinesi, che i sistemi di difesa russi consegnati alla Siria sarebbero arretrati in quanto incapaci di far fronte in maniera efficace ad attacchi missilistici sul suolo. Questo tassello, però, andrebbe spiegato meglio affermando che Mosca ha negato a Damasco il permesso di usare i missili di difesa S-300 contro gli attacchi israeliani.

La Russia ormai cerca risposte concrete da Assad, come il rispetto della tregua del 5 marzo scorso con i Turchi sul dossier Idlib. Gli aiuti cinesi al regime, infine, potrebbero indurre il Cremlino a concedere ulteriori aiuti alla Siria che di fatto dialoga già ampiamente con Pechino che, in futuro, potrebbe creare qualche problema al livello strategico non solo in questo Paese ma anche in generale in Medio Oriente.

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