HAFTAR E AL-SARRAJ AI FERRI CORTI

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Tra gli effetti della pandemia da coronavirus va senz’altro considerato il momentaneo stand-by di alcuni dei conflitti più aspri che hanno logorato per anni il Medio Oriente (nella fattispecie, Siria e Yemen)

Ma è da considerarsi conseguenza di breve termine, date le precarie condizioni politiche e sociali della regione MENA, la quale, come abbiamo avuto modo di specificare più volte, è una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi momento. La crisi globale provocata dal coronavirus avrà senza ombra di dubbio pesantissime ripercussioni su alcuni Stati arabi, stremati dalla guerra e in qualche modo dimenticati nell’indifferenza (apparente) del resto del mondo.

Ciò è particolarmente vero in quei territori che non hanno conosciuto neppure un momento di stasi dall’inizio della pandemia: la Libia soprattutto. Nel caos internazionale, con l’Unione europea occupata sul fronte interno, la Turchia e la Russia più preoccupate la prima per l’equilibrio interno, l’altra alla situazione siriana e gli Stati Uniti sempre meno interessati ai conflitti interni al Mediterraneo, gli schieramenti armati di Haftar e Al-Serraj hanno ben pensato di lanciarsi in numerosi steps forward.

La scorsa settimana, il Generale Haftar si è autoproclamato Capo, su “mandato popolare”, di un nuovo governo, forte di alcune manifestazione svoltesi ad est del territorio libico e dell’ambiguità della Camera dei Rappresentanti di Tobruk. Il gesto del Generale è stato interpretato, anche da molti vicini ad Haftar, come un modo per scavalcare l’autorità stessa della Camera e per questo motivo poco condivisibile.

Per tutta risposta, anche dopo la mano tesa del Generale con la richiesta di un cessate-il-fuoco, percepita come un insulto (e lo è, di fatto), Al-Serraj ha intensificato l’offensiva, concentrandosi sul recupero armato della base aerea di Al-Watiya. Su ciò, già la scorsa settimana, Mohammed Qanunu, portavoce delle milizie del GNA, aveva reso noto che ben 3 basi aeree del LNA erano state occupate dagli alleati emiratini (indifferenza non tanto apparente).

Di fatto, e da più parti, si dà per scontato che ormai la Libia, così come la si conosceva, non esista più e che sia stata frammentata in più territori libici, controllati da varie forze, più o meno alleate fra di loro. Non si può dire che de factocosì non sia, ma potrebbe essere interessante studiare in che modo le alleanze globali e mediterranee si modificheranno, anche in ragione dei recenti sviluppi sulla questione petrolifera post-pandemia, non certo da sottovalutare.

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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