SCENARI POST-PANDEMIA: UNA NUOVA COOPERAZIONE EURO-AFRICANA

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Mentre il mondo inizia a dare timidi segnali di ripartenza, occorre riflettere sul futuro della cooperazione internazionale negli scenari a medio-lungo periodo dopo la pandemia, ragionando anche in un’ottica di convivenza con nuove deflagrazioni del virus

Precisiamo innanzitutto che, sospendere o arretrare sugli aiuti allo sviluppo non è né consigliabile né conveniente: già alla fine del 2019, Oxfam segnalava un calo degli aiuti umanitari del 2,9%, un dato che potrebbe arrivare a circa il 5% nel worst-case scenario post Covid-19, con i Paesi sviluppati più interessati alla loro ricostruzione che a fornire aiuto alle fasce deboli del mondo. Tuttavia, un approccio simile rischia inevitabilmente di creare un pericoloso boomerang sociale, con ineguaglianze sempre più evidenti ed un aumento di quei fenomeni che fino ad ora l’Europa ha dimostrato difficoltà a gestire, complice anche una mancata coesione, primo tra tutti la questione migratoria.

Inoltre, l’uscita dalla fase calda della pandemia potrebbe essere una prolifica occasioe di rilancio del partenariato euro- africano, a partire appunto dal tema dell’e-health e del digitale: al contrario di quanto comunemente si pensa, infatti, Paesi come la Nigeria, la Liberia, il Sud-Africa, sono all’avanguardia dal punto di vista dello sviluppo delle nuove tecnologie ( Lagos e Durban, rispettivamente in Nigeria e Sud Africa sono considerate due delle Silicon Valley d’Africa).

In questo momento di grande sensibilità sui temi tecnologici, l’Europa potrebbe, e dovrebbe, approfittare del ruolo di primo piano che occupa nella cooperazione internazionale e negli aiuti allo sviluppo per ripensare l’approccio al business con i principali partner a Sud dell’Equatore e rendere l’Africa partecipe del nuovo ordine mondiale.

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