L’ESPANSIONE DELLA MINIERA MARY RIVER NELLA BAFFIN BAY PREOCCUPA LA GROENLANDIA

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Anche se l’attuale crisi economica globale generata dal Covid-19 sembra fortemente impattare il mercato del petrolio e del gas, non sembra scalfire le ambizioni della Baffinland Iron Minerals Corporations.

Nel 2014 apriva una delle miniere di ferro più a Nord del mondo. Situata nella regione Qikiqtani nel Nunavut canadese, il sito di Mary River è stimato essere un deposito di ferro estremamente ricco. La Baffinland Iron Minerals Corporations, principale operatore del sito, intende, come secondo step del progetto, raddoppiare la produzione (dagli attuali 6 a 12 milioni di tonnellate per anno) ed incrementare il traffico navale nella Baffin Bay, un’area che lambisce le coste canadesi e quelle groenlandesi. Infatti, una volta estratto il ferro deve essere trasportato in Europa per essere messo sul mercato.

Il secondo step prevede inoltre la costruzione di una ferrovia che collega il sito con il porto. I piani della Baffinland hanno quindi sollevato dei risentimenti in Groenlandia (e di riflesso in Danimarca) che, attraverso  un memo inviato l’11 Febbraio, ha sottolineato come  un incremento di produzione mineraria e di traffico navale impatterebbe significativamente sull’ambiente locale, specialmente sulla fauna, narvali su tutti.

Con lo scioglimento dei ghiacci le rotte artiche, oltre ai rinomati passaggi a Nord Est e a Nord Ovest, stanno progressivamente diventando sempre più trafficate. Il report recentemente rilasciato dal gruppo di lavoro dell’Arctic Council, Protection of the Arctic Marine Environment (PAME), prendendo in considerazione la finestra temporale dal 2013 al 2019, individua un incremento del 25% del traffico navale in tutta l’area soggetta al Polar Code. Da 1298 imbarcazioni che hanno solcato le acque polari nel 2013, nel 2019 ne sono state registrate 1628. Del totale, la grande maggiornanza sono perscherecci (671).

Tuttavia, con 108 rilevamenti, le bulk carriers (utilizzate per il trasporto di carichi non liquidi e non unitarizzati in container o in pallet) rappresentano, in ordine, la quarta presenza più consistente, con un incremento della distanza di navigazione del 160% dal 2013 al 2019. Proprio le acque tra il Canada e la Groenlandia e la Baffin Bay sono i passaggi che hanno più favorito tale incremento. La Danimarca si appella alla Espoo Convention, che, allo stato di avviamento di un determinato progetto, stabilisce l’obbligo per le parti contraenti di valutare l’impatto ambientale. E’ inoltre obbligatorio per uno Stato informare e consultare gli altri Stati riguardo progetti più rilevanti che possano generare un impatto ambientale a livello transnazionale. Da parte sua il Canada precisa che la ratifica canadese pone la componente impatto ambientale solo a livello di giurisdizione federale.

Un’intensificazione del trasporto marittimo di ferro verso l’Europa rappresenterebbe una grande, forse la più grande, minaccia per i mammiferi marini artici, sottolinenano i ricercatrori Mads Peter Heide Jørgensen and Fernando Ugarte, autori del memo. Se l’attuale crisi globale rivoluzionerà il mercato del petrolio, del gas o il settore minerario è ancora presto per dirlo. Per ora, sembra che certe cose debbano proseguire verso la stessa direzione, peraltro con conseguenze considerevoli per l’ambiente naturale.

 

 

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Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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