IN IRAQ GLI INTERESSI ENERGETICI RUSSI A PROVA DI COVID-19

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Nonostante la pandemia globale di Covi-19 e i tagli alla produzione decisi nell’ambito dell’OPEC+ Mosca è decisa a continuare a rafforzare le sue relazioni bilaterali con l’Iraq nel settore energetico.

Nel Paese sono presenti alcuni colossi russi tra cui Lukoil, Rosneft e Bashneft e la prima compagnia opera nei giacimenti petroliferi occidentali della provincia meridionale di Bassora. Proprio qui Mosca aveva puntato sul petrolio ma dovrà rivedere i suoi piani a causa dei tagli alla produzione.

 A tal proposito l’ambasciatore russo in Iraq Maksimov ha dichiarato che, nonostante il coronavirus, gli uffici e le filiali irachene di società russe continueranno ad operare. Inoltre egli ha affermato che i tagli alla produzione decisi in seno all’OPEC+ saranno funzionali all’Iraq perché permetteranno di stabilizzare la politica di bilancio.

La situazione del dossier energetico in Iraq non segue un trend positivo, in quanto si sono registrate delle diminuzioni del 40% nel mese di marzo e il Kurdistan iracheno ha già chiesto al colosso russo GAZPROM di ridurre i suoi investimenti ma la compagnia ha rifiutato perché in ballo ci sono decisivi interessi strategici.

La presenza del Cremlino in Iraq, nel settore del petrolio, permette a Putin e al suo entourage di aumentare la propria influenza nel Paese che rischia di diventare sempre più vittima del conflitto indiretto tra USA ed Iran. Nonostante i tagli alla produzione Mosca vuole rafforzare i suoi interessi geopolitici con Baghdad nel settore energetico in chiave anti-statunitense, sfruttando questa tematica per poi magari cercare di mediare in possibili tensioni interne.

La stessa potenza segue attentamente gli sviluppi politici del Paese per la formazione di un nuovo Premier che potrebbe magari ribaltare la situazione e fare ulteriori pressioni su Washington invitandola a procedere con il ritiro delle sue truppe.

 

 

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