IN ALGERIA ARRIVA UNA LEGGE CONTRO LE FAKE NEWS

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Il Parlamento algerino ha adottato un disegno di legge che criminalizza le Fake News. La legge introduce una pena detentiva dai 3 ai 5 anni per chiunque diffonda notizie false che possano “minare la sicurezza pubblica, la sicurezza dello Stato e l’unità nazionale”

La votazione è avvenuta nella sessione mattutina del 22 Aprile, in una Camera, tuttavia, semivuota a causa delle misure di distanziamento sociale adottate per contrastare il Coronavirus. L’annuncio attraverso la Tv nazionale è stato accolto non senza polemiche spaccando in due sia l’opinione pubblica che le forze politiche. Il testo, infatti, si inserisce in un contesto di crescente repressione e nel silenzio imposto agli attivisti antigovernativi attraverso il lockdown che ha portato, per forza maggiore, alla sospensione delle manifestazioni che andavano ormai avanti da più di un anno.

Se da un lato quindi può essere interpretato come un tentativo di “zittire” ulteriormente le forze antigovernative, dall’altro le stesse forze politiche hanno rinunciato ad uno strumento prezioso di “campagna elettorale”. Nelle ultime settimane infatti alcune delle Fake News più popolari sono state lanciate proprio dai profili di alcuni esponenti del Governo.Tra queste, la notizia diffusa da Mohamed Arkab, Ministro dell’energia, che ha dichiarato che l’accordo OPEC non avrebbe inciso sulle entrate dell’Algeria.

Notizia smentita successivamente dagli esperti. I Paesi dell’OPEC infatti hanno deciso di ridurre la produzione di petrolio di 10 milioni di barili al giorno. Per l’Algeria, questo comporterà una riduzione di 240.000 barili per il periodo maggio-giugno e una conseguente perdita di 220 milioni di dollari al mese.Un’altra Fake diffusa proprio dalle autorità algerine riguarda la sfera delle libertà fondamentali. Il 18 Aprile presso l’ENTV i giudici Allaeddine Bouchib e Hakim Maazouzi, hanno negato le accuse secondo cui i giornalisti Khaled Drareni e Sofiane Merakchi sarebbero stati incarcerati per l’esercizio delle loro funzioni.

Notizia smentita dai fatti dato che Drareni è stato arrestato mentre riprendeva la manifestazione popolare organizzata dai manifestanti di Hirak, e la giornalista Merakchi è stata fermata per aver trasmesso immagini della Hirak a una televisione straniera senza l’autorizzazione del Ministero della Comunicazione.L’arresto di Drareni tra l’altro sposta i riflettori sui tribunali algerini. Il National Committee for the Liberation of Detainees (CNLD), comitato per i diritti dei prigioneri, ha dichiarato che tra il 17 marzo e il 15 aprile sono state convocate almeno 50 persone, tra cui attivisti e studenti, per essere interrogati e/o sottoposti ad un processo immediato.

La data del processo di Khaled Drareni non è ancora stata fissata. Ancora una volta non è chiara la strada che ha deciso di intraprendere il governo guidato da Tebboune. Sebbene infatti ci sia il rischio che le misure di contenimento possano diventare un importante strumento per reprimere le forze antagoniste, allo stesso tempo la scelta di criminalizzare le notizie false potrebbe essere interpretata come un atto di responsabilità. Ritorna ancora una volta, almeno sul piano formale, la linea politica annunciata dallo stesso Tebboune all’inizio dell’incarico: compromesso e maggiore trasparenza. È ancora presto per poter dire se il Presidente algerino, almeno nel lungo periodo, sarà in grado di smentire le accuse degli oppositori.

 

 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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