RUSSIA E STATI UNITI NELL’ARTICO: NUOVE SCOPERTE SCIENTIFICHE E LORO IMPLICAZIONI STRATEGICHE

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Le scoperte scientifiche, sono promosse dai paesi per favorire il progresso, ma non solo. Nell’Artico ci sono novità sul fronte ricerca, che riguardano risorse energetiche e possibili soluzioni per l’inquinamento. Russia e Stati Uniti sono protagonisti delle ultime scoperte

Negli ultimi tempi, il folto numero di ricerche che si effettuano nell’Artico ormai da anni ha portato alla luce risultati importanti. Una foresta pluviale che sorgeva dove oggi ci sono i ghiacci, ritrovata grazie ai fossili; un buco nell’ozono; lo scioglimento dei ghiacciai. Ma le notizie che saltano all’occhio per questioni strategiche, sono essenzialmente due:  la fonte di carbonio  e la scoperta di batteri in grado di “mangiare” idrocarburi.  Si tratta di notizie che sono pervenute negli ultimi tempi e che, proiettano nuovi riflettori su quest’area del pianeta. Anche con queste nuove notizie, l’Artico non sveste il suo ruolo di luogo centrale su cui si orienteranno di qui a poco gli interessi globali.

La scoperta delle fonti di carbonio è da attribuire ad un team della Florida State University, il quale sottolinea l’importanza rappresentata dallo scoprire una fonte di carbonio non decomposto dai raggi del sole. Questo tipo di carbonio, non esposto al calore, in quanto rilevato in acque artiche, potrebbe rivelarsi utile per l’approvvigionamento di combustibili per la catene alimentari costiere. La scoperta potrebbe nascondere un’importanza strategica notevole, in un contesto come quello artico, dove, anche una sola risorsa in più, può fare la differenza sul piano delle low politics.

Una seconda scoperta, importante sul piano delle risorse e dell’ambiente è di matrice russa. I ricercatori della Rosneft, nell’area del Parco Nazionale Russo dell’Artico, nell’Arcipelago della Franz Josef Land, hanno scoperto dei batteri che sarebbero in grado di decomporre il petrolio. Il progetto di ricerca è il Clean Arctic, promosso da Mosca con l’intento di ricercare soluzioni “pulite” contro l’inquinamento; lo scopo è sperimentare ritrovati biotecnologici, al fine di aiutare il processo di auto purificazione dei terreni. I batteri scoperti, potrebbero costituire la base di un preparato utilizzabile per purificare i territori inquinati dallo sversamento di idrocarburi. La scoperta, ancora alle fasi iniziali, sarebbe sicuramente un punto di svolta in quelli che sono gli interventi antropici per ripulire il danno fatto al Pianeta con l’inquinamento. Il preparato con i batteri appena scoperti potrebbe inoltre porre fine ai progetti di ricerca attuali che sono perlopiù orientati a modificare geneticamente altri batteri, al fine di renderli capaci di un qualcosa che i batteri appena scoperti posseggono in natura.

Anche nel caso della Russia, il progresso nella ricerca mette un punto focale su discorsi strategici. Per questo motivo, la Russia potrebbe essere la domanda e la risposta in termini di risorse energetiche. Infatti, se da un lato, Mosca si impegna ad aumentare la sua presenza nell’Artico, con un notevole incremento di attività estrattive, con attività antropiche che danneggiano il precario ecosistema glaciale, dall’altro però, orienta la ricerca nel trovare un antidoto ai veleni del petrolio. In proiezione, la paternità esclusiva di questo futuro ritrovato anti-petrolio potrebbe mettere ancora una volta la Russia al centro del discorso energetico: molti paesi dipendono dall’energia estratta dai russi; altrettanti paesi dipenderebbero anche dalla soluzione all’inquinamento, che potrebbe essere fornita, proprio da chi ha venduto l’idrocarburo inquinante. Il gigante energetico, guadagnerebbe altri punti nel perseguire il suo mastodontico intento.

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