PERCHÉ TRUMP ATTACCA L’OMS?

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In questa fase delicata, l’attività dell’amministrazione Trump si snoda su due binari: quello sanitario, com’è ovvio, per contenere la diffusione del Covid-19, e quello della comunicazione politica. Oltre alla Cina, accusata di menzogne e scarsa trasparenza, il nuovo nemico di Trump si chiama Organizzazione Mondiale della Sanità, l’agenzia delle Nazioni Unite di cui fanno parte 193 Stati.

Nelle sue ultime dichiarazioni pubbliche, il Presidente Trump ha tuonato alla carica contro l’OMS, ricordando le critiche subite dopo aver disposto in data 31 gennaio l’annullamento dei voli da e per la Cina. In quei giorni, l’agenzia sanitaria dell’ONU predicava la calma e invitava i governanti a “non imporre misure che interferiscono con il commercio o i viaggi internazionali”. Trump non dimentica quella fase, quando anche lui sottovalutava la questione sanitaria. Tuttavia, gli anatemi del Presidente statunitense contro l’OMS prendono le mosse da una presunta influenza cinese nell’attività dell’agenzia.

All’OMS viene contestata una forma di accondiscendenza nei confronti della censura operata dal Governo cinese nelle prime fasi del contagio. Trump lamenta, inoltre, la scarsa tempestività nella dichiarazione di pandemia, avvenuta soltanto lo scorso 11 marzo. Nella ricostruzione dell’amministrazione americana, l’OMS è stata imbrigliata dalla narrativa di Pechino, che ha autorizzato la missione sanitaria soltanto a febbraio, immediatamente dopo l’incontro di fine gennaio in Cina tra il Presidente Xi Jinping e il direttore generale OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. In uno dei primi report, l’OMS elogiava gli sforzi delle autorità cinesi “nel proteggere la comunità globale dalla diffusione del virus”. Ma, come stiamo osservando, gli sforzi non si sono rivelati sufficienti.

Adesso Trump minaccia l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite di tagliare, o addirittura bloccare, i contributi americani per il 2021. Il Presidente americano, oltretutto, non ha digerito le critiche di alcuni funzionari OMS sulla risposta degli Stati Uniti alla crisi sanitaria. Ancor più dura, in tal senso, è stata la condanna del Dr Mike Ryan, direttore esecutivo dei programmi di emergenza dell’OMS. Questi, rispondendo a un cronista, ha stigmatizzato la locuzione “Virus cinese” – utilizzata dall’amministrazione Trump in sostituzione al più comune “Coronavirus”. “Dobbiamo stare attenti al linguaggio che usiamo ed evitare di tracciare profili razziali del virus”, ha riferito il funzionario dell’agenzia.

Sembra che Donald Trump abbia trovato la retorica perfetta. La sua ben nota inclinazione contro il multilateralismo– di cui le agenzie delle Nazioni Unite rappresentano la massima espressione- e l’ostilità nei confronti della Cina hanno trovato una sintesi. Nel tweet di seguito il Presidente americano allude ad una “Organizzazione Mondiale della Sanità, largamente finanziata dagli Stati Uniti, molto Cina-centrica”.

Per approfondimenti:

https://iari.site/accuse-incrociate-e-propaganda-pandemica-il-coronavirus-interrompe-la-distensione-cina-usa/

https://foreignpolicy.com/2020/04/02/china-coronavirus-who-health-soft-power/

https://www.cnbc.com/2020/04/07/trump-blames-who-for-getting-coronavirus-pandemic-wrong-threatens-to-withhold-funding.html

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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