CORONAVIRUS: L’ETIOPIA RINVIA LE ELEZIONI PREVISTE AD AGOSTO

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Il consiglio elettorale di Addis Abeba ha annunciato, il 31 marzo, che le elezioni parlamentari sono state rinviate a data de definirsi. La ragione del rinvio è il timore della diffusione del coronavirus che sta colpendo, anche se al momento in modo non allarmante, l’Etiopia.

I numeri accertati finora sono solo 25 ma sono alti i timori in relazione ai numeri della popolazione (105 milioni di abitanti), e alla debolezza delle strutture sanitarie di fronteggiare, un’eventuale emergenza sanitaria. La decisione ha avuto il sostegno anche dei leader dell’opposizione, e di alcuni partiti regionali come il Fronte di liberazione dell’Oromo (OLF) e il Movimento nazionale di Amhara (NAMA).

Il rinvio, tuttavia, apre la strada ad alcune riflessioni. Le elezioni parlamentari, infatti, rappresentavano un importante tavolino di prova per Abiy Ahmed Ali, nominato primo ministro nel 2018, dopo le crescenti proteste della popolazione che portarono alle dimissioni di Desalegn.

Sin dall’inizio Abiy primo capo di governo, nella storia etiope, di etnia oromo e di fede protestante, ha cercato di guidare l’Etiopia verso un percorso di rinnovamento. Sul piano interno, ha attuato importanti riforme economiche e ha posto fine al monopolio dello Stato sui settori dell’aviazione e delle telecomunicazioni. Inoltre ha perseguito come obiettivo centrale della politica estera la promozione della pace e del dialogo. Obiettivi che ha cercato di portare avanti con coerenza e che gli hanno permesso di ottenere un Nobel per la pace nel 2019. Oltre ad aver guidato il Paese verso la firma dell’accordo di pace con il presidente dell’Eritrea, a Riad, ha presieduto l’incontro tra il presidente del Sud Sudan Salva Kiir e Riek Machar, e ha guidato il Sudan nella transizione dopo la deposizione dell’ex presidente Omar al Bashir.

Il ritardo delle elezioni potrebbe comunque presentarsi come un’ulteriore opportunità per il premier per consolidare la democrazia etiope. Il partito al potere, infatti, si troverà nella situazione di dover discutere con i partiti all’opposizione di temi importanti come la salute pubblica e la sicurezza nazionale. Se il dialogo e la collaborazione tra le forze politiche andrà buon fine, sarà il segno che Abiy Ahmed Ali, ha già superato l’esame nonostante il rinvio di questo appuntamento elettorale.

 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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