STOP ALLA VENDITA DI CARNE DA SELVAGGINA IN CINA: QUANTO È VASTO IL MERCATO?

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Lo scorso 24 Febbraio, il Governo Cinese ha deciso di proibire definitivamente la vendita e la consumazione di animali selvaggi.Il Comitato Superiore dell’Assemblea Popolare Nazionale ha emendato la legge in materia di protezione degli animali selvaggi, la nuova legge ha inoltre stabilito che il commercio degli stessi per fini di ricerca o per la produzione di medicinali subirà un’ulteriore stretta e sottostarà a delle procedure di quarantena

Laddove I gruppi ambientalisti avevano fallito, il virus sembra aver finalmente costretto a regolamentare il controverso mercato delle carni selvagge nelle regioni rurali della Cina. La pratica in questione era balzata agli onori della cronaca già tempo prima dello sviluppo pandemico. Non solo per il tipo di animali venduti (pipistrelli, serpenti, cani, gatti) ma anche e sopratutto per le pratiche di macellazione inutilmente crudeli, dovute a tradizioni che vedevano nella sofferenza dell’animale un valore aggiunto ed ormai obsolete.

Da questa realtà sono emersi, vista la ritrovata sensibilità sull’argomento dell’opinione pubblica mondiale, due elementi in particolare. In primis, il consumo di carne di animali selvaggi, là dove esiste un mercato, è estremamente diffuso e non un fatto di rilievo marginale. In secondo luogo, sebbene estremamente diffusa, tale pratica è praticamente inesistente nelle realtà urbane e più sviluppate del paese, come Pechino. Ne emerge un quadro bianco e nero: un paese dove non esistono mezze misure nel quantificare la diffusione di questa pratica, una consumazione che non è dunque occasionali ma ben radicata nella cultura di certe aree del paese.

Il chaos inerente a tale commercio ha favorito senza dubbio la propagazione di malattie trasmissibile dall’animale all’uomo, ma nonostante il successo nello sviluppo della legislazione in materia di protezione degli animali, restano numerose perplessità sulla sua efficacia.

Del resto, la prima interdizione a questo mercato era già stata varata nel 2003, in concomitanza con l’allarme SARS, senza però ridurne significativamente le dimensioni. Ciò su cui Governo e opinione pubblica mondiale dovranno lavorare riguarda la demonizzazione ti certe pratiche, come ad esempio la medicina tradizionale cinese, la quale fa ampio uso di parti di animali in via d’estinzione (Corna di rinoceronte, per dirne una) e fomentano il loro consumo senza avvalersi di alcun fondamento scientifico. Il mondo non può più permettersi questo genere di consuetudini, nate in periodi di scarsità di cibo, ed il Partito Comunista Cinese, finalmente, sembra essersi reso conto della cattiva pubblicità generata dalla reticenza nel voler affrontare la questione.

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