ASPETTANDO AIUTI DAGLI USA, RINGRAZIAMO GLI ANGELI DEL NORTH CAROLINA

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È partita la gara mondiale di solidarietà verso l’Italia, impegnata in una serrata battaglia contro il Coronavirus. Senza armi, tuttavia, è impossibile vincere la guerra. L’emergenza sanitaria sta portando allo sfinimento le strutture ospedaliere italiane, le quali denunciano la penuria di mascherine e ventilatori per la respirazione. La produzione nazionale non riesce a garantire le adeguate forniture, dunque abbiamo dovuto chiedere aiuto agli Stati stranieri. Come ha dichiarato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Tg2 Post, però, l’operazione è di difficile portata, poiché molti Stati, anch’essi alle prese con l’emergenza, hanno bloccato l’esportazione di strumentazioni mediche, proprio come mascherine e ventilatori.

Tuttavia, grazie all’attività degli ambasciatori della Farnesina, impegnati nel reperire le strumentazioni da destinare alla Protezione Civile, abbiamo ottenuto commesse da Cina, India, Brasile e Repubblica Ceca; oltre alla solidarietà di Russia, la stessa Cina e Cuba, Paesi che hanno inviato consulenti, medici ed esperti. Ci auguriamo che la gara di solidarietà non si fermi, e che possano partecipare anche gli Stati Uniti. La scorsa settimana, secondo un funzionario della Difesa statunitense, il Governo italiano ha contattato il Segretario alla Difesa Mark Esper per richiedere aiuti sanitari nella lotta contro il coronavirus. È stato chiesto, inoltre, che il personale militare statunitense di stanza in Italia assista le autorità italiane, fornendo personale medico e ospedali da campo. Mentre si scrive, gli Stati Uniti si sono limitati ad inviare “un sistema mobile di stabilizzazione dei pazienti e attrezzatura medica, mentre la Fondazione Eli Lilly ha annunciato che donerà agli ospedali italiani un milione di euro di insulina” (Luigi Di Maio, 23 marzo 2020).

Ringraziamo per lo sforzo, ma da un grande Paese alleato come gli Stati Uniti d’America ci aspettiamo di più. Facciamo notare come la solidarietà – quella autentica– arrivi in assenza di richieste di aiuto. È il caso della Samaritan’s Purse, organizzazione cristiana evangelica del North Carolina, la cui attività missionaria si basa sul fornire assistenza sanitaria agli individui dei Paesi colpiti da crisi sanitarie e catastrofi naturali. Ha operato in teatri complicati come la Repubblica Democratica del Congo falcidiata dall’ebola; nel Mozambico scosso dal ciclone Idai e dopo l’uragano Dorian nelle Bahamas. Adesso gli “angeli del North Carolina” sono in prima linea contro il Coronavirus. Venerdì 20 marzo una squadra di soccorso della Samaritan’s Purse è atterrata in Italia e ha allestito un ospedale da campo a Cremona, nel parcheggio della cittadella ospedaliera.

La struttura, in via di allargamento, conta di 8 terapie intensive con ventilatori, 68 posti letto, un laboratorio e una farmacia; mentre circa 70 tra medici, infermieri, tecnici e altri specialisti dell’organizzazione statunitense assistono i pazienti di Cremona, città il cui ospedale è allo stremo.  Ci ricorderemo del vostro gesto. Così come non potremo dimenticare i medici cubani, gli esperti cinesi e gli infermieri russi, accorsi in Italia per combattere il virus. Davanti alla solidarietà e alla salute pubblica non ci sono alleanze o blocchi geopolitici che tengano. Teniamolo a mente. Grazie.

 

 

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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