COVID-19 IN ISRAELE: FRA CONTENIMENTO E RICERCA

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Il COVID-19 si diffode rapido in tutte le nazioni, anche nella blindata Israele. A quota 300 contagiati, Tel Aviv si avvia al lockdown e vara manovre particolari, che coinvolgono agenzie antiterroristiche. Nel frattempo, continua la corsa per la finalizzazione del vaccino…

Ad oggi, il numero di contagiati in Israele è a 300. Seppur con numeri relativamente bassi, il Ministero della Salute ha reso note una serie di direttive che porteranno inesorabilmente al lockdown anche per Tel Aviv. Nei giorni scorsi, Israele aveva già provveduto allo sbarramento dei propri confini e aveva sconsigliato spostamenti e viaggi.

La situazione mondiale preoccupa le istituzioni perché, nonostante l’alto livello di tecnologie mediche, il sistema sanitario è stato trascurato negli anni. Ciò ha comportato carenza di posti letto, un basso numero di infermieri, di personale specializzato e di attrezzature adeguate. Si rischia quindi, come del resto in molti Stati occidentali, il collasso di tutto il sistema sanitario nazionale.

Altra manovra di contenimento, del tutto singolare, è la decisione, da parte del Governo, di rintracciare, attraverso i telefoni cellulari, tutte le persone affette da coronavirus o i presunti infetti. Una misura direttamente approvata dai Ministri, che pone dei seri interrogativi sul diritto alla privacy dei cittadini. I dati raccolti dovrebbero esser utili allo Shin Bet, i servizi segreti interni che si occupano, tra le altre cose, di antiterrorismo, per una mappatura completa dei contagi; la legge specifica che i dati sensibili verranno cancellati solo quando la manovra giungerà a scadenza.

Mentre si cerca inesorabilmente di contenere il contagio, continua la corsa alla ricerca di una cura efficace. Il 27 febbraio il MIGAL Galilee Research Institute ha reso noto la possibilità di sviluppare un vaccino per il Coronavirus partendo, con i dovuti aggiustamenti genetici, dal vaccino contro l’IBV, che colpisce prevalentemente pollame.

Il processo per un nulla osta sembra però essere lungo. V’è infatti necessario bisogno di effettuare una serie di test e sperimentazioni che diano garanzia di sicurezza sul prodotto, così che si possa arrivare ad una produzione su più larga scala. Procedure che potrebbero richiedere da 12 ai 18 mesi (secondo la Medicago, un’altra azienda vicina all’ottimizzazione di un vaccino, si parla di novembre 2021).

Al di là della cronaca, l’esempio israeliano ci pone due limiti contro i quali il mondo occidentale sta scontrandosi: il liberismo, come realtà economica, che ha portato ad un lento deterioramento dei diritti fondamentali della persona (come la vita e la salute). L’altro è molto più profondo e riguarda il diritto dello Stato sulla persona: che rapporto v’è oggi fra questi due soggetti? Può uno Stato violare il diritto della persona per esigenze nazionali in stato di emergenza?

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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