ANCHE LA RUSSIA FA I CONTI CON IL COVID-19

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Oltre 4000 km di confine condiviso con la Cina, una fitta cooperazione economica e una forte presenza di cittadini della Repubblica Popolare hanno messo in guardia da diverse settimane le autorità della Federazione Russa. Il timore di un contagio su vasta scala, alimentato anche dall’ingresso di un certo numero di sfollati provenienti da Wuhan, ha da subito orientato Mosca verso misure nettamente restrittive.

I risultati, sulla carta, sembrerebbero aver pagato gli sforzi: ad oggi in Russia ci sarebbero soltanto una ventina di infetti, un numero molto piccolo in rapporto alle dimensioni globali del contagio e anche a quelle del Paese. Non è ancora chiaro tuttavia se questi risultati siano ascrivibili alla tempestività delle azioni di contenimento, ritardino lo sviluppo di un inevitabile contagio o addirittura nascondano un’epidemia già in corso e scarsamente segnalata.

Ad essere chiara è invece la vulnerabilità economica e politica della Russia in questo inizio di 2020. La forte contrazione dei prezzi del petrolio, unita alle incognite della successione di Putin (è di due giorni fa un emendamento che sulla carta gli consentirebbe di restare al potere fino al 2036), indica che questo non è il momento più adatto per scossoni sul fronte sociale. Tanto più che la sanità russa, nonostante alcuni investimenti degli anni scorsi, non sembrerebbe in grado di reggere l’impatto di un alto numero di contagi da Covid-19. L’unica buona notizia, per Putin, è che il virus ha fornito al governo la scusa perfetta per bloccare assembramenti e manifestazioni di protesta contro la sua permanenza al Cremlino: non tutti i mali vengono per nuocere.

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