L’ARGENTINA VERSO L’ABORTO LEGALE, GRATUITO E SICURO

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E’ l’ottava volta nella storia argentina che il Congresso è portato a votare un disegno di legge sull’Interrupción Legal del Embarazo. Due anni fa la legge non era passata in Senato per sette voti di scarto. Cosa dice il nuovo disegno di legge? L’Argentina sarà il primo grande Paese del Sud America a dare una svolta progressista ai diritti delle donne?

E’ il verde il colore della rivendicazione di un aborto legale, sicuro e gratuito. Verde come il prezzemolo, usato sin dall’antichità per auto-indursi l’interruzione di gravidanza, a cui ancora oggi molte donne, soprattutto le più povere, fanno ricorso. Con tutte le complicanze, i rischi, le infezioni e, in molti, troppi, casi, la morte a cui si può andare incontro. Verde come i pañuelos sventolati dai movimenti femministi durante le numerose manifestazioni in piazza; ultima, tra le tante, quella dell’8 marzo, in cui il tema dell’aborto è stato il protagonista in tutte le città argentina che hanno aderito allosciopero femminista.

Il tema dell’aborto è protagonista delle piazze e della scena politica contemporanea. A oggi l’interruzione volontaria di gravidanza è costituzionalmente illegale, tranne per i casi di stupri o di pericolo di vita per la madre in caso di gravidenza. L’ILE, l’Interrupción Legal del Embarazo, è stato introdotto in Argentina solamente nel 2015, a seguito di una sentenza della Corte Suprema conosciuta come FAL. Tuttavia la legge non viene applicata da tutte le regioni e viene ostacolata dai giudici per impedire alle donne – e, in molti casi, alle bambine – di esercitare il loro diritto di scegliere di poter abortire. Per intenderci, una bambina di 12 anni stuprata dal vicino di casa di anni 60, se il giudice decide di non applicare la legge, è costretta a tenere il bambino. Ed è una storia realmente e recentemente accaduta. Come tutte le cose illegali, le conseguenze della clandestinità portano con sé tragedie. Infatti, gli aborti clandestini in Argentina sono la causa numero uno di mortalità materna.

Il governo Fernandez ha riportato sul dibattito politico l’argomento. In Argentina è l’ottava volta al Congresso che viene presentato un progetto di legge per la legalizzazione dell’IVE, l’Interrupción Voluntaria del Embarazo. Questa volta porta la firma della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, che ha pensato e scritto il testo da sottoporre al Congresso. La proposta legalizzerebbe l’aborto fino alla 14esima settimana di gravidanza, consentirebbe l’accesso gratuito alle strutture sanitarie e, nota aggiuntiva, promuoverebbe la salute e l’educazione sessuale. Al momento sono 70 i parlamentari che hanno firmato il disegno di legge, appartenenti ai colori politici più disparati.

La spinta è arrivata anche dal presidente Alberto Fernandez, che ha promesso che sottoporrà il testo al Congresso nel più breve tempo possibile. “Insieme alla legge che cercherà di legalizzare l’aborto”, annuncia il presidente durante l’Assemblea Legislativa del 1 marzo, “invieremo al Congresso nazionale un disegno di legge che stabilisce il Piano dei Mille Giorni, per garantire l’assistenza e la cura completa della vita e della salute delle donne in gravidanza e delle loro figlie o dei loro figli nei primi anni di vita”.

Nel suo primo discorso annuale al Congresso, Alberto Fernandez aveva fatto riferimento alla tematica con queste parole. “Lo stato deve proteggere i suoi cittadini in generale e le donne in particolare. La società del 21esimo secolo deve rispettare la scelta individuale dei suoi membri di decidere liberamente sui propri corpi. Criminalizzare l’aborto ha condannato molte donne, in genere quelle più povere, a cercare aborti in situazioni totalmente clandestine, mettendo a rischio la propria salute e talvolta la propria vita”.

Il sostegno da parte del presidente alla campagna di legalizzazione dell’IVE è la differenza sostanziale con l’ultima discussione al Congresso sull’argomento, avvenuta nell’estate del 2018 sotto la presidenza di Mauricio Macri che, al contrario del suo successore, si è sempre espresso fortemente contrario sulla questione. La composizione del Congresso di due anni fa non è cambiata rispetto a oggi. Allora, la Camera aveva approvato il progetto di legge a giugno, mentre il Senato l’aveva respinto due mesi dopo con una maggioranza di 38 voti contro 31. C’è da chiedersi se il presidenza Fernandez saprà esercitare la sua influenza per garantire alla campagna di legalizzazione una fine diversa, e migliore, di quella avvenuta nel 2018.

La deputata Mayra Mendoza durante la Sesión de la Cámara de Diputados Argentina por la Despenalización del Aborto (2018)

Se il disegno di legge dovesse passare, l’Argentina diventerebbe il primo grande paese del Sud America, con una popolazione di 45 milioni di persone, a legalizzare l’aborto, e il quinto Paese latinoamericano a garantire alle donne il diritto di abortire legalmente e in sicurezza. Gli altri quattro Stati, in ordine alfabetico, sono Cuba, Guyana, Puerto Rico e Uruguay. Fino al 2017 anche il Cile apparteneva a questo gruppo progressista ma, da tre anni a questa parte, l’aborto è consentito solo in caso di stupro, di pericolo di vita o di difetti congeniti del feto. Anche in Brasile e in Colombia vige una giurisdizione simile a quella cilena. Negli Stati Federati del Messico l’interruzione legale di gravidanza è consentita esclusivamente in caso di pericolo di morte durante la gravidanza, quindi i discorsi legati alle violenze sessuali non sono contemplati. Solamente il Distretto di Città del Messico concede la possibilità di interrompere la gravidanza fino alle 14 settimane. Abortire è totalmente vietato, invece, in Repubblica Dominicana, a El Salvador, ad Haiti, nelle Honduras e in Nicaragua. In El Salvador la legge prevede il carcere anche per le donne che subiscono aborti spontanei.

 

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