GLI STATI UNITI HANNO LE CARTE IN REGOLA PER AFFRONTARE IL CORONAVIRUS?

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A seguito della moltiplicazione di casi di Covid-19 negli Stati Uniti, il Presidente Trump ha riunito alla Casa Bianca una equipe di esperti, rappresentanti delle maggiori industrie farmaceutiche americane. Malgrado la difficoltà di accesso alle cure negli Stati Uniti, Trump confida in una pronta risposta alla sfida sanitaria. “Un vaccino sarà pronto presto”, ha dichiarato, sollevando le perplessità degli addetti ai lavori, i quali sostengono che un vaccino possa venire alla luce non prima di un anno, se non 18 mesi.

Di seguito proponiamo una infografica, realizzata da Statista.com, sul livello di preparazione degli Stati per affrontare un’emergenza sanitaria, che sia una epidemia o una pandemia. I 195 Paesi sono stati valutati su una scala da 0 a 100, dove 100 è il livello più alto di preparazione sanitaria. I parametri si basano sul report “Indice di Sicurezza sanitaria globale”, pubblicato lo scorso ottobre dal John Hopkins Center for Health Security, dalla Nuclear Threat Iniziative e dall’Economist Intelligence Unit.

Con 83.5 punti su 100, gli Stati Uniti sono ritenuti il Paese che più dispone degli strumenti adeguati per rispondere a gravi epidemie. Seguono il Regno Unito, l’Olanda e l’Australia; mentre chiudono la classifica tre tra gli Stati più arretrati ed indigenti del globo: Corea del Nord, Somalia e Guinea Equatoriale.

 

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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