L’ISLAM AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

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l contagio da Coronavirus continua ad espandersi; attualmente sono 93000 i casi accertati, in oltre 70 Paesi. Le misure adottate per contenere la diffusione del Covid-19 hanno interessato ovviamente anche alcuni Paesi a maggioranza musulmana, cambiando il modo in cui i musulmani pregano.
Arabia Saudita:
Il 4 Marzo l’agenzia stampa saudita Spa, citando una fonte del ministero dell’Interno saudita, ha annunciato la sospensione dei pellegrinaggi dell’Umrah che porta i fedeli alla Mecca e alla moschea del profeta Maometto a Medina, non solo per gli stranieri ma anche per i residenti. Il Paese, finora, ha registrato due contagi e, in seguito, le autorità saudite hanno annunciato la messa in quarantena di 70. Non ci sono al momento cambiamenti sull’Hajj, il fratello “maggiore” dell’Umrah che dovrebbe svolgersi dal 28 Luglio al 2 Agosto e a cui finora hanno aderito 60.000 persone. 
Iran: L’Iran attualmente è il Paese più colpito, con 2.922 e 92 morti. Il Presidente Rouhani ha annunciato, al momento, l’interruzione di tutte le preghiere del venerdì in tutte le province, dichiarando l’importanza di restare uniti per sconfiggere quello che è ormai “un male globale”.
Singapore: Masagos Zulkifli, ministro degli affari musulmani a Singapore (che rappresentano il 15% della popolazione), ha suggerito ai fedeli di recarsi nelle moschee con tappeti da preghiera personali, di mantenere la distanza ed evitare di stringersi la mano. Inoltre ha invitato tutti coloro che presentano sintomi influenzali a restare a casa. I casi accertati sono al momento 110. 
Tagikistan: Misure particolarmente restrittive sono arrivate dal Tagikistan. Il Paese finora non ha riportato casi, tuttavia, ha ordinato la sospensione di tutte le preghiere del venerdì. Inoltre ha chiuso i confini con la Cina, l’Iran, l’Afghanista, la Corea del Sud e l’Italia.
Nonostante per i non-musulmani, possano apparire semplicemente comuni misure di contenimento, per i musulmani, invece, comportano un vero e proprio stravolgimento nel loro modo di vivere la fede. 
La preghiera del venerdì (Jumu’ah), rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita di un fedele ed è il momento in cui i musulmani si riuniscono per pregare in congregazione. Prima della preghiera i fedeli ascoltano una messa (Khutbah) che ha lo scopo di divulgare la conoscenza dell’islam. Il venerdì è il giorno benedetto, scelto dall’Onnipotente, per adorare Allah e riaffermare la propria fede. Rappresenta un obbligo per gli uomini e la sua importanza emerge dal Corano e da diversi hadith. Il giurista Al- Bayhaqi ne riporta uno: “Il giorno migliore agli occhi di Allah è il venerdì, il giorno della congregazione”. La preghiera del venerdì, inoltre, rappresenta anche il momento in cui avviene l’interazione tra il governo islamico e la ummah. Essa quindi, non attiene solo all’aspetto spirituale ma ha anche un enorme peso socio-politico, sfera, che nella comunità islamica, come sappiamo, è interdipendente a quella religiosa. 
La diffusione del Covid-19 sta modificando le abitudini di buona parte della popolazione globale, trasformando un’emergenza sanitaria, in un aspetto della nostra quotidianità con cui imparare a convivere. Le misure adottate per contenere l’emergenza, quindi, se da un lato dividono il mondo attraverso il riemergere di vecchie diatribe Nord/Sud e Oriente/Occidente, dall’altro potrebbero diventare un vero e proprio tavolino di prova per la comunità internazionale. Il fallimento di quest’ultima, in un futuro non troppo distante, potrebbe comportare gravi conseguenze sulla stabilità internazionale. 
Fonti
Al-Jazeera
 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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