VISITA UFFICIALI USA A IDLIB: SOSTENERE INDIRETTAMENTE LA TURCHIA

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Nella giornata del 3 marzo due alti ufficiali statunitensi, Kelly Craft, ambasciatore per le Nazioni Unite e James Jeffrey, inviato speciale per la Siria, hanno incontrato a Bab-al Hawa (Idlib), importante area commerciale, alcune ONG e i “caschi bianchi” che operano a protezione dei civili siriani in quell’area. È giunta, così, l’offerta di Washington di aiutare i civili siriani con una somma di circa 10 milioni di dollari, dando così l’idea di non voler lasciar sola la Turchia nell’emergenza dei profughi siriani.

Tale incontro si può leggere anche come una specie di impegno indiretto degli USA nel conflitto siriano a supporto di Ankara che negli ultimi giorni è protagonista delle continue rappresaglie militari contro il lealisti siriani che hanno ripreso, con il supporto dei pasdaran, delle milizie sciite filo-Iran e della Russia, il controllo dell’autostrada M5 che collega Aleppo a Damasco. 

Già nelle scorse settimane, nel tentativo di fronteggiare gli attacchi del regime di Assad contro i propri militari, Erdogan aveva chiesto a Washington supporto nell’area di Idlib. Trump aveva affermato che avrebbe fatto pressione nell’ambiente NATO per dispiegare missili Patriot nel sud della Turchia.

Con la visita di Jeffrey è arrivata la conferma che probabilmente gli Stati Uniti sosterranno Ankara con forniture militari e assistenza umanitaria, chiaramente nel tentativo di evitare che possa essere schiacciata dal regime siriano e dai suoi alleati, dopo che i ribelli filo-turchi hanno perso il controllo della città strategica di Sarabeq. Gli Stati Uniti ambiscono chiaramente alla riduzione della presenza iraniana nella Siria occidentale attraverso il sostegno all’esercito di Assad. Gli attacchi aerei israeliani sulle zone di influenza iraniana nella parte sudovest del Paese costituiscono di fatto una specie di “manovra a tenaglia” che limita l’espansione dell’influenza iraniana.

In attesa dell’incontro bilaterale del 5 marzo tra Putin ed Erdogan, durante il secondo chiederà al primo di tenere a bada Assad e di rispettare le zone di influenza fissate nell’accordo di Soči del 2018 e farà capire di non voler abbandonare minimamente Idlib, si comprende ancora una volta la decisione degli USA partecipare indirettamente nel conflitto di Idlib sostenendo la Turchia. Ankara permette, quindi, di evitare che, una volta ripresa Idlib da parte dei lealisti e dei Russi, gli stessi possano dirigersi verso l’Eufrate dove si trovano le FDS sostenute dalla superpotenza a stelle e strisce.

Nel conflitto di Idlib difficilmente la Russia e la Turchia si scontreranno direttamente. Di certo resta il fatto che effettivamente solo Ankara può contrastare i disegni strategici di Teheran nella Siria occidentale tramite un’azione militare.

 

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