IL CORONAVIRUS INFETTA IL MERCATO DI GAS E PETROLIO

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La diffusione del Covid-19, più comunemente noto come Coronavirus, minaccia l’economia cinese, di cui sono state abbassate le stime di crescita. Con 100 milioni di abitanti in quarantena, la sospensione dei servizi e di alcune attività industriali, la produzione cinese subirà un calo.

Si attendono solo i dati di febbraio per certificarlo. Come un gioco di specchi, il virus sta infettando il mercato dell’energia. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha parlato di “conseguenze significative” della proliferazione del coronavirus sulla domanda mondiale di risorse energetiche. La contrazione della domanda di petrolio in Cina, maggior importatore mondiale di greggio, ha prodotto effetti distorsivi nel mercato: il prezzo del bene è diminuito del 10% in un mese, così come le tariffe per le petroliere.

I Paesi produttori dell’Opec (più la Russia), ma anche gli Stati Uniti – divenuti ormai maggior produttore di petrolio al mondo- stanno sull’attenti e temono per i propri proventi. Per evitare ulteriori crolli del prezzo, il cartello Opec e la Russia potrebbero decidere di tagliare la produzione, in modo da adeguare l’offerta alla contrazione della domanda, ai minimi dal 2011 (in piena crisi finanziaria).

A sua volta, una crisi del mercato dell’energia sarebbe in grado di contagiare l’economia globale reale, così come accaduto a più riprese nella storia recente. Considerando peso della Cina nell’economia mondiale – quasi il 15% -, una brusca frenata dell’economia di Pechino produrrebbe conseguenze a tutte le latitudini. Se sarà dichiarato pandemia, il coronavirus presenterà un conto salato. E non solo rispetto all’interscambio di risorse energetiche.

 

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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