MALAWI: LA CORTE COSTITUZIONALE ANNULLA LE ELEZIONI

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Il 3 Febbrario la Corte Costituzionale ha annullato le elezioni che si sono svolte a maggio e che avevano portato alla vittoria del Presidente Peter Mutharika con il 38,6%, confermando il suo mandato per la seconda volta consecutiva. Dopo le elezioni Lazarus Chakwera, il suo avversario che aveva ottenuto il 35,4% dei voti, aveva presentato ricorso dichiarando la presenza di gravi brogli elettorali che avevano alterato il risultato.

In seguito a dei controlli sarebbero effettivamente emerse delle irregolarità, tra cui la presenza di alcune schede in cui il voto pare sia stato cancellato e modificato.

Tuttavia è importante precisare che la Corte Costituzionale ha motivato la propria decisione limitandosi a sostenere la possibile presenza di manipolazioni. Nella sentenza, quindi, non si fa riferimento alla certezza della presenza di tali brogli ma alla necessità di assicurare alla popolazione elezioni regolari e democratiche. Inoltre la Corte ha sottolineato che l’attuale sistema per l’elezione del nuovo Presidente è incostituzionale e che è un dovere del Parlamento osservare il richiamo della Commissione elettorale di “assicurare lo svolgimento di nuove elezioni regolari e democratiche”.

La decisione della Corte si presta ad una doppia lettura.

Dal punto di vista giuridico-istituzionale viene accolta come un segnale forte. La Corte infatti, data l’assenza di prove schiaccianti, avrebbe potuto fermarsi ad un richiamo, attribuire alla Commissione il “beneficio del dubbio” e limitarsi a sollecitare l’attuazione di processo di riforma in vista delle prossime elezioni.

La decisione di annullare le elezioni, invece, si pone come un’opportunità per insistere sull’importanza del rispetto dei principi democratici, e come un vero e proprio “precedente” in grado di ispirare gli attivisti e i movimenti democratici degli altri Stati africani.

Dal punto di vista politico potrebbe invece incidere sulla stabilità del Paese.

Il Presidente Mutharika, infatti, ha manifestato l’intenzione di presentare ricorso contro la sentenza della Corte.  È facile intuire che potrebbe comportare l’inizio di una procedura lunga che finirà per amplificare le tensioni politiche nel Paese.

Inoltre pone il Malawi di fronte ad una pesante sfida. Entro 150 giorni (il limite fissato dalla Corte) le istituzioni dovranno: organizzare le nuove elezioni; modificare la legge elettorale; mantenere l’ordine pubblico, in un momento di forti tensioni politiche.

 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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