VENTO NUOVO TRA SUDAN E ISRAELE

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All’ indomani dello storico incontro tra Benjamin Netanyahu e Abdel Fattah al Burahn, la normalizzazione delle relazioni tra Israele e Sudan potrebbe nascondere un fine meno nobile della concordia internazionale: la deportazione dei rifugiati sudanesi che attualmente si trovano in Israele.

Alla fine di Gennaio, le relazioni tra Sudan e Israele hanno visto una svolta storica: per la prima volta, infatti, i leader dei due Paesi si sono incontrati in territorio neutrale, l’ Uganda, in occasione di una visita diplomatica di Netanyahu a Kampala.

Dopo anni di speculazioni sul reale stato dei rapporti tra Khartoum e Gerusalemme, sembra quindi aprirsi un nuovo capitolo nella complessa dinamica delle relazioni internazionali africane. Storicamente, infatti, il Sudan è sempre stato a favore della causa palestinese, definita dai leader politici come la più importante questione del mondo arabo e musulmano. Inoltre, il Sudan è stato inserito dagli Stati Uniti nella lista dei terroristi, in quanto Khartoum avrebbe dato ospitalità ad Osama Bin Laden prima della fatidica data dell’ undici settembre, sotto il governo di Bashir. La normalizzazione delle tensioni tra i due Paesi significherebbe quindi un deciso cambio di direzione, specialmente per la componente africana. Voci insistenti su un cambio di rotta della politica estera sudanese si sono susseguite per tutto il 2019, fino ad arrivare a sospetti, sempre smentiti dalle intelligence sudanesi, di una compresenza degli israeliani nel favorire il cambio di regime a Khartoum, che ha visto ascendere al potere Abdel Fattah al-Burhan. Al di là delle semplici congetture e delle teorie complottistiche, di certo Gerusalemme apprezza l’allontanamento di Khartoum dall’Iran, e potrebbe cogliere l’occasione per portare il Sudan nella propria sfera di amicizia, avvicinandolo anche all’Arabia Saudita.

L’effettivo contenuto delle nuove relazioni israelo – sudanesi è ancora nebuloso: di certo comporterà la definitiva apertura dello spazio aereo ai velivoli provenienti da Gerusalemme con la concreta possibilità di realizzare scali aerei costanti tra i due Paesi. Tuttavia all’osservatore attento non deve sfuggire ciò che potrebbe essere l’effettiva posta in gioco di questa nuova alleanza: il rimpatrio di rifugiati sudanesi che hanno cercato asilo politico in Israele, circa 4.500, e che finora non vengono rimpatriati a causa “ della mancanza di relazioni diplomatiche tra i due Paesi”. La normalizzazione delle relazioni potrebbe cambiare la posizione di Gerusalemme, benché la maggior parte della comunità internazionale consideri il Sudan un Paese non sicuro e non rispettoso dei diritti umani.

 

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