LE RECENTI DECISIONI DELL’AMMINISTRAZIONE AMERICANA E LA RINNOVATA MINACCIA DELLO STATO ISLAMICO IN SIRIA ED IRAQ

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”]

Gli eventi che hanno caratterizzato la Siria e l’Iraq, negli ultimi decenni, hanno dimostrato che il caos e l’instabilità interna non fanno nient’altro che rafforzare le reti terroristiche presenti nella regione. Alla luce del ritiro delle truppe americane dal nord della Siria, nell’Ottobre 2019, e dell’interruzione delle attività della Coalizione internazionale anti-terrorismo, a seguito dell’uccisione del generale iraniano Qasim Suleimani, la possibilità di nuovi azioni da parte dello Stato Islamico (ISIS/Daesh) sembra farsi sempre più concreta. Le recenti azioni del Presidente americano Donald Trump in Medio Oriente, infatti, stanno minacciando una situazione regionale già di per sè molto instabile, esacerbando vuoti di potere ed offrendo terreno fertile ai residui dello Stato Islamico presenti nell’area.

Solo cinque mesi dopo che le truppe americane avevano liberato nel Marzo 2019 Baghouz, l’ultima roccaforte rimasta dello Stato Islamico in Siria, le cellule terroristiche sopravvissute hanno iniziato ad avanzare al confine tra Siria e Iraq. Per quanto riguarda l’Iraq, nelle province settentrionali e meridionali del Paese, dove lo Stato Islamico è stato particolarmente attivo in passato, la minaccia di nuove azioni da parte delle milizie jihadiste è sempre stata alta per la popolazione. Basti pensare che solo nella prima metà del 2019 ci sono stati 139 attacchi nelle provincie di Ninevh, Salahuddin, Kirkuk, Diyala e Anbar e sono state più di 240 le vittime tra civili e forze di sicurezze governative. La caduta di Baghouz e la sconfitta dello Stato Islamico, dichiarato dal governo iracheno nel Dicembre 2017, pertanto, non hanno rappresentato la fine della minaccia dell’ISIS nell’area. Ciò che è rimasto dei combattenti del gruppo terroristico si è disperso nella regione e, stando alle recenti dichiarazioni degli ufficiali americani, lo Stato islamico sembra essere ben organizzato sebbene la sua leadership sia per lo più fratturata.  

Il 27 Agosto 2019 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – nella relazione dal titolo ‘’Islamic State in Iraq and Levant Still Global Threat Boasting Affiliated Networks, Residual Wealth, Top Counter-Terrorism Officials Tell Security Council’’- ha ribadito che lo Stato Islamico rappresenta ancora una minaccia per il mondo, a causa del massiccio numero di sostenitori e combattenti provenienti dall’Africa Occidentale, dall’Asia e dall’Europa. In tale occasione, il Segretario Generale ha affermato che le organizzazioni terroristiche continuano a evolversi in una rete nascosta, con un numero crescente di attacchi in Siria ed Iraq.

Il rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America (DIA) si è espresso, nel Novembre 2019, sulle conseguenze che il ritiro delle 1.000 truppe statunitensi, presenti a nord-est della Siria, ha sulle organizzazioni terroristiche. La decisione di Donald Trump, annunciato il 6 ottobre 2019, ha determinato un vuoto di potere nel territorio, rischiando di far perdere più di cinque anni di progressi nella guerra contro lo Stato Islamico.  Il ritiro delle truppe americane è a avvenuto a danno dei Curdi, che hanno svolto un ruolo chiave nella lotta e nel contenimento delle minacce terroristiche nell’area. I Curdi sono stati le principali forze locali con cui gli Stati Uniti hanno collaborato negli ultimi anni nella battaglia contro lo Stato Islamico e sotto la loro direzione ci sono state più di 30 strutture di detenzione, che hanno ospitato circa 10.000 jihadisti provenienti dal Nord della Siria. Al ritiro delle truppe americane ha seguito l’inizio di operazione aeree e terresti da parte della Turchia contro i combattenti curdi, abbandonati dall’America, e considerati terroristi da Ankara.

Soldati ad un posto di blocco nella periferia di Manbij, in Siria, dove un attentato suicida dell’Isis ha ucciso quattro americani quest’anno – Ivor Prickett per il New York Times

Il 5 Gennaio 2010 la Coalizione internazionale anti-terrorismo, sotto la guida degli Stati Uniti, ha sospeso le sue operazioni ed esercitazioni militari in Iraq dopo anni di lotta contro lo Stato Islamico. Le principali operazioni della Coalizione si sono svolte tra il 2016 e il 2017, in risposta all’avanzata territoriale dell’ISIS in Siria ed Iraq, e non sono state mai interrotte fino al 5 Gennaio 2020. In una recente dichiarazione, il comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti (US SOCOM) ha affermato che la sospensione delle azioni della Coalizione è avvenuta in risposta ai ripetuti attacchi alle basi irachene e americane delle ultime settimane.

Tuttavia egli ha aggiunto “Rimaniamo risoluti come partner del governo iracheno e del popolo iracheno che ci hanno accolto nel loro paese per aiutare a sconfiggere l’ISIS” e ‘’rimaniamo pronti a riportare tutta la nostra attenzione e gli sforzi al nostro obiettivo comune di garantire la sconfitta definitiva di Daesh”.  La sospensione delle attività della Coalizione anti-terrorismo, in qualità di misura cautelare per difendere le truppe americane presenti sul suolo iracheno, pertanto, mette a forte rischio il confine tra la Siria e l’Iraq dove alcune cellule terroristiche non sono mai state completamente sconfitte ma anzi, come dimostrano le dichiarazioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, costituiscono una minaccia concreta.

 

Gli Stati Uniti hanno mantenuto una serie di avamposti, basi e campi di aviazione sia in Siria che in Iraq dove piccoli contingenti di truppe americane hanno collaborato con le forze locali – come è il caso dei Curdi – per eseguire operazioni antiterrorismo contro lo Stato Islamico. La cessazione di tali missioni, come fa notare il New York Times in un articolo del 10 Gennaio 2020, consentirà a ciò che resta del gruppo terroristico di ricostituirsi negli spazi non governati tra la Siria e l’Iraq.  

Secondo quanto dichiarato da Joshua A.Geltzer, direttore del Consiglio di Sicurezza nazionale durante l’amministrazione del ex presidente americano Barack Obama, ‘’Trump ha interrotto le operazioni contro l’ISIS per proteggere le truppe statunitensi dalle ritorsioni iraniane” aggiungendo “quindi Trump smette di affrontare una minaccia esistente per far fronte a una delle sue creazioni.”. La sospensione delle operazioni anti-terrorismo, infatti, è avvenuta subito dopo ’uccisione del generale iraniano Qasim Soleimani in un attacco aereo all’aeroporto di Baghdad da parte degli Stati Uniti il 3 Gennaio di quest’anno. L’azione è stata giustificata dagli USA nell’ottica della difesa preventiva nei riguardi dell’Iran e delle sue future azioni terroristiche.

La recente decisione del Parlamento Iracheno di espellere le truppe americane dal Paese, e di far terminare le missioni di addestramento anti-terrorismo della NATO, inoltre, complica ancora di più tale situazione, ampliando il raggio d’azione delle cellule terroristiche presenti nella regione.  Brett H. McGurk, inviato speciale della Coalizione anti-terrorismo, aveva avvertito tempo fa che il possibile ritiro delle truppe americane dall’Iraq, in seguito alla sospensione delle missioni antiterrorismo, avrebbe reso il Paese vulnerabile ad una nuova ondata terroristica, come è accaduto dopo che le truppe americane si sono ritirate dall’Iraq nel 2011. Alla luce di ciò, gli effetti negativi che le recenti decisioni dell’amministrazione americana stanno comportando in Medio Oriente, e comporteranno in futuro, costituiscono terreno fertile per le cellule residuali dello Stato Islamico presenti tra Siria ed Iraq, la cui minaccia non è mai del tutto scomparsa nell’area.

Fonti

https://www.nytimes.com/2019/08/19/us/politics/isis-iraq-syria.html

https://www.un.org/press/en/2019/sc13931.doc.htm:

https://www.nytimes.com/2020/01/15/world/middleeast/us-military-iraq.html?action=click&module=RelatedLinks&pgtype=Article

https://time.com/5732842/isis-gaining-strength-trump-syria-pullout/

https://www.nytimes.com/2020/01/10/world/middleeast/us-troops.html

https://time.com/5732842/isis-gaining-strength-trump-syria-pullout/

https://www.nytimes.com/2020/01/05/us/politics/us-isis-iran.html

[/et_pb_text][et_pb_image src=”https://iari.site/wp-content/uploads/2019/12/1.jpg” admin_label=”banner dossier” _builder_version=”4.1″ locked=”off”][/et_pb_image][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

Latest from ANALISI

LA CAMBOGIA RISCHIA DI NON VEDERE PIÙ LA DEMOCRAZIA

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.22″][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat”] Tra