L'EUROPA NEL MIRINO DI TRUMP: IL PIANO TATTICO NON CAMBIA

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Dopo la tregua commerciale raggiunta con la Cina e l’entrata in vigore del nuovo accordo commerciale con Canada e Messico, rinnovate tensioni commerciali potrebbero investire le relazioni tra Stati Uniti ed Unione europea. Lo ammette senza indugi il Presidente Trump, utilizzando la consueta strategia di pressione: la minaccia di dazi. “Se non raggiungiamo un accordo equo sul commercio, scatteranno nuovi dazi”, ha affermato Trump a margine del primo incontro a Davos (teatro dell’annuale World Economic Forum) con la neo Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. Temi oggetto del colloquio sono stati, oltre al commercio, l’approccio da adottare nei confronti dell’Iran, la costruzione delle reti 5G e gli stanziamenti europei per la difesa. Ma maggior enfasi è stata posta sulle relazioni commerciali, così come confermato dallo stesso Trump in un’intervista al Wall Street Journal.Torna ad aleggiare lo spettro di dazi americani del 25% sulle importazioni di automobili europee, in particolare tedesche, italiane e francesi. Oltretutto, se l’Italia dovesse portare avanti la tassazione del 3% sui colossi del digitale (con le statunitensi Amazon, Facebook, Google, Apple principalmente colpite), gli USA imporrano nuovi dazi, così come ha fatto intendere il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Su questa linea di tassazione si era mosso, prima degli altri Paesi europei, anche il governo francese. Tuttavia, Donald Trump e il Presidente francese Macron hanno raggiunto un’intesa: il primo eviterà di applicare i dazi annunciati del 100% su vini e formaggi francesi in cambio della promessa del secondo di procrastinare la contestata digital tax.L’Unione europea ha già fatto sapere di voler evitare un’escalation di dazi con lo storico alleato americano, maggior partner commerciale del continente. Non sarà facile, però, trattare con l’amministrazione americana, considerata l’abilità negoziatrice del Presidente Trump e del suo entourage.  Al contempo, sarà altrettanto problematico negoziare con la Von der Leyen, definita una “dura negoziatrice” dal Presidente americano. E tale attitudine, parafrasando le parole dello stesso Trump, “non è buona per gli Stati Uniti”.

 

 

 

 
 

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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