EASTMED, L’ULTIMA CARTA DEL MAZZO NETANYAHU?

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Il prossimo 2 marzo ci si recherà ancora alle urne nello Stato di Israele.
Ben due, per ora, le consultazioni che sono state indette dal Capo dello Stato per rinnovare il Parlamento, entrambe inconcludenti.
Sia la tornata di aprile sia la tornata di settembre dell’anno scorso, infatti, non hanno espresso una maggioranza tale da consentire un accordo di governo.
Costante il testa fra la coalizione Blu e Bianco di Binyamin Gantz ed il Likud, il partito dell’attuale Primo Ministro Benjamin Netanyahu.
Quest’ultimo si è concitatamente prodigato affinché si riuscissero a stringere le necessarie alleanze che permettessero al nuovo governo di ottenere la fiducia della metà più uno dei rappresentanti della Knesset.

La riconferma sarebbe stata particolarmente utile anche – e soprattutto – per aggiustare le tribolazioni giudiziarie che lo inseguono.
Netanyahu è stato recentemente incriminato per tre diversi capi di accusa, frode, abuso d’ufficio e corruzione, e seppur la sua figura riscuota ancora abbondanti consensi, deve ben ponderare le sue mosse fino alle prossime elezioni.

La firma dell’accordo per l’EastMed Pipeline, avvenuta ad inizio gennaio, potrebbe essere uno dei suoi ultimi assi nella manica.
EastMed Pipeline è il gasdotto di circa 1.900 chilometri che, una volta realizzato, collegherà i giacimenti di gas naturale delle acque territoriali di Israele e Cipro con l’Europa ed i suoi mercati.
L’accordo, firmato ad Atene assieme al governo greco, partner dell’operazione, prevede la realizzazione del gasdotto nei prossimi tre anni, e coinvolge anche Italia ed Egitto.
Per Israele la buona riuscita dell’operazione vorrebbe dire poter sfruttare le enormi ricchezze dei giacimenti off-shore al largo di Tel Aviv e poter contare su un mercato affidabile all’interno dell’arena energetica.

Chi potrebbe mettere i bastoni fra le ruote è la Turchia di Erdogan, contrariata dalla concorrenza e che combatterà la disputa cercando di ottenere il controllo delle acque in cui dovrebbe passare il gasdotto.
Il parlamento turco ha già votato in favore dell’allargamento, per ora ovviamente unilaterale, dei suoi confini marittimi. Una sfida a Cipro e soprattutto ad Israele, con il quale si consumerà un braccio di ferro per gli interessi sia economici sia geostrategici che la pipeline comporta.
L’autorevolezza e la futura credibilità di King Bibi si misurerà anche da ciò.

 

 

 

 
 

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