UNA NUOVA ALGERIA? I PASSI DI TEBBOUNE DA INIZIO ANNO

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Il Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, che ha più volte manifestato il suo desiderio di svolta per il Paese, ha affidato l’attuazione delle sue aspirazioni ad Abdelaziz Djerad, nominato premier il 28 Dicembre da Tebboune.  

Il nuovo percorso per l’Algeria si fonda su quattro punti principali:

  • Una nuova squadra di governo.
  • Il rispetto dei principi costituzionali.
  • L’apertura del dialogo con le forze antigovernative e la popolazione.
  • Una maggiore apertura internazionale

Per quanto riguarda il primo punto, sarebbe più corretto definirlo un tentativo di rinnovare la squadra di Governo che necessità comunque di un maggiore sforzo. La nuova squadra, annunciata il 2 Gennaio, è guidata dal nuovo premier Djeard, ma circa un terzo dei ministri provengono dagli esecutivi di Bouteflika. Tuttavia, nonostante questa continuità con i governi precedenti, non possiamo ignorare alcuni segnali forti come la scelta del Presidente di non affidare il Ministero della difesa ad un militare. La decisione potrebbe dipendere dalla volontà di Tebboune di aprirsi alla popolazione che nell’ultimo anno ha chiesto, esercitando una certa pressione, l’affermazione di uno Stato guidato dai civili e non da militari.

A questo tentativo di modificare gli assetti istituzionale si accompagna anche la volontà di rispettare la Costituzione e i suoi principi. Djerda, infatti, ha sottolineato l’intenzione di garantire l’attuazione dei principi costituzionali, con una maggiore attenzione verso gli articoli 7 e 8, che disciplinano il rispetto della sovranità popolare.

Osservando invece il modo di rapportarsi con le forze antigovernative, è evidente un segnale di apertura verso le rivendicazioni popolari. All’inizio di gennaio, infatti, sono stati liberati 76 esponenti delle proteste antigovernative. Inoltre lo stesso Djerad ha dichiarato di essere disposto ad appoggiare la richiesta degli elettori riguardanti le dimissioni di Abdelkader Bensalah.

Per quanto riguarda invece la politica estera, si potrebbe dire, almeno osservando le recenti dichiarazioni, la volontà di affermare un maggiore ruolo dell’Algeria sia dal punto di vista economico che politico.  Almeno è quello che si deduce dalle dichiarazioni del nuovo ministro all’industria, Ferhat Ait Ali, che ha sostenuto la volontà di intensificare le relazioni commerciali con l’Italia. Inoltre, di fronte all’acutizzarsi della recente crisi libica, Tebboune ha dichiarato l’intenzione di voler assumere un ruolo decisivo nella risoluzione pacifica della crisi. Impegno al momento mantenuto attraverso l’invio di alcuni aiuti umanitari nelle zone di frontiera.

Ricordiamo comunque che Tebboune non è nuovo nella scena politica algerina, che al contrario è un fedelissimo di Bouteflika e il suo ex primo ministro. Tuttavia, se da un lato l’Algeria appare lontana dalla richiesta della popolazione, di attuare un totale rovesciamento di sistema, dall’altro appare stia cercando di rispettarne la volontà. L’obiettivo che emerge, dall’analisi di queste prime azioni, è forse quello di basare il cambiamento sulla ricerca del compromesso per evitare destabilizzazioni che non farebbero che aggravare enormemente il contesto del Nord Africa.

 

 

 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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