LA TURCHIA SEMPRE PIÙ DECISA AD AVVICINARSI AD ASSAD

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.1″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||” hover_enabled=”0″]

Probabilmente durante la guerra civile siriana Erdogan avrebbe escluso qualsiasi tentativo di dialogo con Assad. Ora, invece, nonostante la presenza di ribelli filo-turchi e jihadisti sul territorio siriano, il sultano lascia presagire di voler migliorare i rapporti con il regime di Damasco.

Il 13 gennaio il direttore dell’intelligence turca Fidan ha incontrato l’omologo siriano Ali Mamlouk per discutere del destino della Siria e della questione Idlib. Tale meeting si inserisce nell’ambito della visita a Mosca della delegazione turca con i ministri degli Esteri e della Difesa che hanno discusso anche della Libia.

Dal dialogo tra Ankara e Damasco è emerso che la Siria chiede il rispetto della sua integrità territoriale, il ritiro di tutte le truppe turche dal territorio e l’accesso alle autostrade M4 e M5 che portano a Idlib e che sono ancora sotto il controllo dei miliziani filo-turchi. Una condizione che Ankara difficilmente potrebbe accettare, considerando la mancanza di qualsiasi progresso negli ultimi mesi a tal proposito.

Il confronto tra le due parti arriva nel momento in cui la Russia rafforza la posizione di player indisturbato nel dossier siriano e tenta di dettare le regole in quello libico e a seguito dell’uccisone di Soleimani. Ankara si accorge quanto, ormai, sia diventato impossibile far uscire di scena Assad e che l’unica soluzione resta quella di negoziare e avviare un dialogo per il futuro della Siria con il presidente.

Comprendendo che Damasco dipende sempre più dalla strategia del Cremlino, Erdogan può solo sperare di giocarsi la carta Assad a suo vantaggio. Se lo ritenesse opportuno e congruo con la  sua strategia geopolitica, Ankara potrebbe dialogare con Assad per il destino del PKK che viene ritenuto un’organizzazione terroristica e indurre il presidente a riconoscere le milizie armate come gruppo terroristico e separatista a livello internazionale o di organizzazioni internazionali, come ad esempio l’ONU.

Al contrario, Assad potrebbe chiedere in cambio a Erdogan di allentare la presa sui ribelli siriani e su HTS nella Siria nord-occidentale e quindi a Idlib. Si tratta di uno scenario molto improbabile.

Più semplice immaginare che Ankara voglia recuperare i rapporti diplomatici con Damasco e cercare, così, di rosicchiare un po’d’influenza alla Russia, scenario che non sarebbe poi così sfavorevole per gli Stati Uniti.

[/et_pb_text][et_pb_image src=”https://iari.site/wp-content/uploads/2019/12/1.jpg” admin_label=”banner dossier” _builder_version=”3.24.1″ locked=”off”][/et_pb_image][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from DAILY