BRACCIO DI FERRO TRA WASHINGTON E MOSCA: PERCHÉ ALLA CONFERENZA DI BERLINO È IN GIOCO L’INTEGRITÀ DELLA LIBIA

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Alla Conferenza di Berlino prenderanno parte davvero tutti gli interessati al conflitto libico e, tra i big, vogliamo ricordare Germania, Francia, Russia, Turchia, Algeria, nonché Stati Uniti e Cina. Il Generale Haftar ha confermato la sua presenza, tuttavia, nel momento in cui scriviamo, non si hanno conferme da parte del presidente Al-Serraj.

 

L’accordo lanciato da Turchia e Russia per il cessate il fuoco è sfumato dopo il tentativo del Generale di guadagnare più tempo fino a giovedì mattina e cercare, con un ultimo sforzo, di consolidare le sue alleanza nella penisola araba (con l’Arabia Saudita), in Nord Africa (con l’Egitto) e a livello internazionale (con gli States). Ne è dimostrazione l’approdo in Giordania, avamposto statunitense, subito dopo la partenza da Mosca.

 

Nell’effettivo, la presenza degli Stati Uniti è ancora molto massiccia nell’area del Nord Africa ed è nell’interesse di Washington assicurarsi che nessuno gli volti le spalle, lasciando che altri attori diventino fondamentali. La decisione di Haftar di guadagnare tempo, nonostante il supporto di Mosca in questi mesi, potrebbe esser letta come la volontà di schierarsi più ad ovest, che ad est del mondo.

 

Eppure senza la deterrenza turca e l’intervento pacificatore di Mosca (la strana sensazione di aver rivisto le medesime strategie in Siria, su scala ovviamente amplificata in termini di escalation) l’impasse sarebbe continuata indisturbata fino al pieno e definitivo disgregamento della Libia. 

Ovviamente, gli Stati Uniti non possono stare a guardare: hanno già perso in Siria. Perdere anche la Libia, dopo le elezioni in Algeria e in Tunisia che hanno segnato il passaggio quasi compiuto della Rivoluzione, significherebbe, di fatto, riconoscere l’incredibile influenza russa, ed è ciò che si vuole fortemente evitare.

 

Ad indebolire Washington ci aveva provato anche Pechino con i suoi massicci investimenti in Egitto, senza però registrare un cambiamento sostanziale, dato che in termini non solo strettamente economici, ma anche culturali e strategici, per il Cairo resta cruciale l’alleanza con le petro-monarchie della penisola.

 

In tale scenario l’Unione europea sembra quasi marginale, nonostante i vari tentativi di ricucire i legami perduti e di riempire i vuoti lasciati dopo la Rivoluzione. Troppo occupata, nel corso degli ultimi anni, a risolvere le divisioni interne e a tutelare gli interessi di parte piuttosto che essere interessata alla reale pace e stabilità interna, senza contare che se la Libia sarà smembrata in zone di influenza (come di fatto potrebbe è già) non ci saranno più interessi da avanzare.

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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