A DIFENDERE AL-SERRAJ E LA LIBIA CI PENSANO I RIBELLI FILO-TURCHI

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A seguito delle manovre militari dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, verso Tripoli, la Turchia ha deciso di inviare a supporto del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, quello di al-Serraj, e dei propri interessi in Libia, almeno 300 ribelli siriani. Questi sono già stati impiegati nell’offensiva di ottobre contro i Curdi nel nord-est siriano ma molti di loro stazionano intorno a Idlib nella Siria occidentale e si contendono il territorio con i jihadisti di Haya’t Tharir al-Sham.

Nonostante non sia ancora giunta l’ufficialità, stando a quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, numerosi insorti filo-turchi sarebbero pronti a raggiungere la Libia, sulla base del fatto che gli stessi hanno firmato per prestare servizio presso una compagnia di sicurezza turca. Con l’obiettivo di proteggere basi turche e un quartier generale usato sempre da Ankara.

Un portavoce del Free syrian army, formazione più robusta di insorti filo-turchi presente in Siria, la migliore in termini di addestramento e nell’uso di armi come lanciarazzi e missili anticarro, ha negato che il governo di Ankara abbia fatto richiesta per inviare i combattenti in Libia.

Erdogan userebbe i ribelli siriani in Libia per difendere il governo di al-Serraj, da lui sostenuto e i propri investimenti. I due presidenti hanno già firmato un accordo marittimo per porre fine all’isolamento turco nelle aree marittime e per accelerare l’esplorazione delle risorse energetiche offshore. Inoltre, le due parti avrebbero anche siglato un accordo per preservare gli investimenti delle imprese di costruzione turche in Libia e le navi nel Mediterraneo che risulterebbero esposte agli attacchi dell’esercito di Haftar.

In Libia la Turchia deve evitare che si concretizzi la vittoria delle forze di Haftar e quindi indirettamente delle potenze che lo sostengono, tra cui Russia, EAU ed Egitto. Il Paese, a livello geopolitico, resta strategico perché permette ad Ankara di espandere la sua influenza attraverso il Mediterraneo, di rafforzare i progetti di grandi infrastrutture, le importazioni di metalli dal Paese e le esportazioni di gioielli, mobili e pollame che hanno già raggiunto il valore di più di 1,5 miliardi di dollari.

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