ELEZIONI GUINEA BISSAU: ELETTO IL NUOVO PRESIDENTE

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Umaro Sissoco Embalo, ex leader politico in carica dal 2016 al 2018, è il nuovo Presidente della Guinea Bissau. Embalo, candidato con partito di opposizione Madem, ha ottenuto il 53,5% dei voti, contro il 46,45% del suo avversario Domingos Simoes Pereira, leader del Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea.

Pereira ha annunciato di voler contestare il risultato elettorale sostenendo la presenza di frodi elettorali e di voler sottoporre la questione alla Corte Suprema.

Tuttavia gli Osservatori, al momento hanno dichiarato di non aver trovato alcuna prova tangibile che possa far pensare ad una manomissione della procedura elettorale.

Le principali sfide che il nuovo Presidente dovrà affrontare saranno: l’instabilità politica, la corruzione e la povertà.

Dal 1974, anno in cui il Paese ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo, è presente una situazione di estrema instabilità politica. Basta pensare che il Presidente uscente, Jose Mario Vaz, uscito dal gioco elettorale a novembre al primo turno, è stato il primo Presidente a non essere destituito o assassinato durante il suo mandato, e che dal 1980 sono stati registrato ben nove colpi di Stato o tentativi di golpe.

La corruzione, è tra i livelli più alti al mondo. L’indice di percezione della corruzione di Transparency International ha posizionato il Guinea Bissau al 161˚ posto su 175. Inoltre nell’agosto 2015, Jose Mario Vaz, ha licenziato il primo ministro Domingos Pereira e i membri del suo gabinetto, accusandoli di corruzione e ostruzione alla giustizia. Le Nazioni unite sono intervenute favorendo la creazione dell’Unità di informazione finanziaria della Guinea-Bissau, con l’obiettivo di monitorare i flussi finanziari del Paese, ma al momento le risorse a disposizione si sono rivelate insufficienti per assicurarne il corretto funzionamento.

Per quanto riguarda la situazione economica, la Guinea-Bissau è al 178° posto su 188 per l’indice di sviluppo umano, con il 70% della popolazione al di sotto della soglia nazionale di povertà.

A questo quadro, particolarmente critico, si aggiunge il problema della droga. Dal 2000 il Paese è diventato un punto strategico per i trafficanti sudamericani che esportano la droga dall’America Latina. Nonostante alcune misure di contrasto, i narcos svolgono un ruolo decisivo nel contesto politico del Paese. Il loro potere economico, infatti, ha favorito la fortissima influenza della criminalità a livello istituzionale favorendo una vera e propria paralisi strutturale da cui al momento sembra impossibile uscire.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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