IL RITORNO DI BOZIZÉ, UNA NUOVA OMBRA SULLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA

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Dopo una settimana di voci insistenti circa il suo ritorno in patria dopo sei anni di esilio ieri, François Bozizé, ex presidente della Repubblica Centrafricana, si è mostrato ieri per la prima volta in pubblico, declamando un lungo discorso tra gli incitamenti dei suoi sostenitori. 

Già il 17 dicembre Bertin Bea, il segretario generale del partito dell’ex leader, il Kwa Na Kwa, aveva rilasciato dichiarazioni sul ritorno di Bozizé, che però erano state fino a ieri smentite dal capo dell’opposizione. Ed in effetti, la ricomparsa sulla scena di una delle figure più controverse degli ultimi anni desta non poche perplessità sia all’interno del Paese, che nella comunità internazionale.

La Repubblica Centrafricana è, infatti, una realtà fragilissima, caratterizzata dal 4° Pil più basso al mondo e secondo il Global Terrorism Index Report del 2018, si tratta  del 7° Paese che ha subito maggiormente l’impatto del terrorismo in Africa e il 15° al mondo, con un indice pari a 6,71 su 10, a causa delle tensioni di matrice islamista da ricondurre al gruppo dei Seleka.

Lo stesso Bozizé, in esilio dal 2013, è il destinatario di un mandato di cattura connesso a “crimini di guerra” e “ atti di incitamento al genocidio”. È quindi un mistero come sia stato possibile un suo ritorno dalla Repubblica Democratica del Congo, dove Bozizé si trovava quasi certamente in esilio, sebbene i suoi avvocati e sostenitori avessero organizzato massicce campagne di sostegno al premier.

Ciò fa supporre una connivenza anche con le autorità della RDC, probabilmente interessate ad un qualche tipo di influenza sui vasti territori del Paese che sono ancora contesi, e che sono stati al centro, durante tutto il 2019, di accordi di Pace mai del tutto soddisfacenti per gli attori interni in gioco. La ricomparsa dell’ ex- Presidente, inoltre, è da ricondursi alle elezioni che si terranno a fine 2020, per cui probabilmente vorrà candidarsi.

La legge della Repubblica Centrafricana stabilisce infatti, che chiunque voglia correre per la carica presidenziale, deve trovarsi stabilmente sul territorio del Paese per almeno un anno prima della data della chiamata alle urne.

Sembra, in definitiva, che il Paese al cuore dell’Africa debba prepararsi ad un nuovo, probabile riacuirsi della ferita del conflitto civile, mai del tutto sanato, se le varie parti in causa non saranno in grado di trovare soluzioni pronte ed efficaci in grado di contemperare tutti gli interessi in gioco.

 

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