WASHINGTON MOSCA E LE INUTILI SANZIONI

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Ennesimo episodio di scontro all’interno dell’amministrazione di Washington sulla postura da tenere nei confronti della Russia. Ancora una volta, a fronteggiarsi sono la Casa Bianca e il Congresso.

In una lettera di 22 pagine inviata al Comitato per le relazioni estere del Senato statunitense, un funzionario del Dipartimento di Stato ha dichiarato che l’amministrazione presidenziale “si oppone fortemente” a un pacchetto di nuove sanzioni, definendole “inutili”, “improduttive” e una minaccia alle relazioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei.

“Questo disegno di legge danneggerà i mercati globali, gli Stati Uniti, l’Europa e altre economie chiave senza benefici sufficienti a giustificare tali effetti collaterali”, affermerebbe la lettera, secondo quanto riportato dal Daily Beast e diffuso in seguito dal Moscow Times.

Con la procedura di impeachment appena avviata nei confronti del presidente Trump, lo scontro sulla Russia ha raggiunto i massimi livelli, anche se ufficialmente trapela soltanto la versione dell’inimicizia totale da parte degli Stati Uniti, caldeggiata appunto dai suoi apparati.

Trump con ogni probabilità si salverà dall’impeachment tesogli dai Democratici, ma dovrà sicuramente rinunciare (come praticamente già fatto fino ad ora) alle sue aperture alla Russia. Finalizzate, in ultima istanza, a un più efficace contenimento della Cina.

Anche da parte russa traspare il tentativo di dividere l’America lungo la linea di faglia tra i suoi apparati. Nella conferenza stampa di fine anno di giovedì, il presidente Putin ha infatti alternato i giudizi nei confronti della superpotenza rivale: difendendo il suo omologo Trump dalle accuse dell’Ucrainagate, da un lato, e accusando al tempo stesso gli Usa (ovvero il Congresso e gli altri organi ostili a Mosca) per le politiche intrattenute nei confronti della Russia, dalle sanzioni al controllo delle armi nucleari (Trattato INF).

Un atteggiamento, dunque, solo in apparenza incoerente.

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