Come si sfida un gigante: la creazione dell’ opposizione ad Abiy Ahmed

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Il triennio 2019-2021 è foriero di elezioni in tutta l’Africa. Questa nuova ondata di consultazioni elettorali sta, pian piano, ridisegnando il volto del continente, se non mutando i rapporti di potere preesistenti, quantomeno delineando una maggiore partecipazione politica di alcuni gruppi talora esclusi, come le donne  o disaffezionati, come i giovani.

Nel corso della prima metà del 2020, nel mese di Maggio, anche l’Etiopia sarà chiamata ad elezioni generali per il rinnovo del Parlamento. Il Paese, da alcuni mesi, si trova sotto i riflettori a causa del suo giovane e rampante primo ministro, laureato al Nobel per la pace, in riconoscimento del ruolo avuto nel concludere lo storico accordo di pace con l’Eritrea.

Se fino a pochi giorni fa, Abiy Ahmed sembrava correre quasi da solo, e grande favorito al rinnovo del mandato, il 7 Dicembre scorso, due partiti importanti hanno dichiarato di voler sfidare la leadership del Primo Ministro. Si tratta dell’ Oromo Liberation Front (OLF) e dell’ Ogaden National Liberation Front, i gruppi ribelli rientrati dall’Eritrea grazie allo spazio conciliativi aperto da Ahmed, e che intendono porsi alla testa di altri otto partiti, costituendo così il primo vero, sostanzioso blocco oppositivo ad un primo ministro assurto ormai a vero e proprio rango di gigante, tanto della politica interna quanto di quella internazionale.

Sia l’ OLF che l’ONLF però dovranno prepararsi ad una strenua lotta. Servirà un programma politico intelligente e preciso, in grado di tenere il passo con l’importante programma di riforme strutturali già messe in atto da Ahmed, e occorrerà trovare un leader almeno altrettanto carismatico del primo ministro. Grande rilevanza va data anche al discorso razziale: non è infatti irrilevante che un partito esponente del gruppo etnico maggioritario del Paese, e dj cui fa parte lo stesso Primo Ministro si ritrovi all’opposizione.

Anzi, potrebbe giusto essere la chiave di volta, visto che molti si sentono traditi dalla preferenza di Ahmed verso quello che è diventato il “Prosperity Party”, che soprattutto per il Fronte per la Liberazione del Tigray rappresenta un modo per avere la strada maggiormente libera in vista delle elezioni. Saranno in grado, i dieci partiti dell’opposizione, di sfidare il gigante? Per ora il primo ministro in carica è ancora dato per favorito in tutti i sondaggi. Ma alla chiamata alle urne mancano ancora cinque mesi. E chissà che nel frattempo non si profili un destino alternativo per l’Etiopia.

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